Showing posts with label caraibi. Show all posts
Showing posts with label caraibi. Show all posts

Scrivo queste parole in aereo, offline, mentre ascolto un podcast sul chamamé, musica della "Mesopotamia" argentina, insieme al Paraguay e all'Uruguay il mio primo contatto con il Sudamerica. Questa parte del viaggio si è conclusa qualche ora fa, partendo da Città del Messico per Los Angeles, dove pubblicherò questo post.

Sono andata in Sudamerica sapendone poco, che è poi il modo migliore di avvicinarsi ad un nuovo paese, o a una nuova parte del mondo. Questi chamamé che sto ascoltando mi hanno fatto pensare alla prima parte del viaggio, nel Cono Sur, che è tuttora la parte del continente che mi è più rimasta nel  cuore - insieme al Messico.

Quindi, insomma, io e il mondo latino siamo amici, ora. Nel senso che ci conosciamo meglio, perché ho imparato un milione di cose, in questi mesi. 

Ho conosciuto nuove musiche, come appunto il chamamé o il candombe, che mi piacciono, musiche che mi piacciono meno, come il reggaeton o la salsa, e musiche che non mi piacevano, ma che alla fine ho apprezzato, come le cumbie vecchio stile, o addirittura alcune cose di rumba, pensate voi. Ho conosciuto nuovi strumenti e mi sono innamorata del loro suono, come il bandoneón, nel tango e nel candombe, o il charango, il mandolino delle Ande, ad esempio. E poi le canzoni della costa ecuadoriana, o quelle colombiane, che magari non sono il mio genere, ma che di certo hanno proprietà antidepressive, che andrebbero ascoltate nell'inverno europeo, per superarlo.

Ho imparato nuovi nomi, quelli delle popolazioni indigene, diseredate e fregate dai vari stati nazionali che ho visitato, ma in certi casi sorprendentemente vitali.
A cominciare dal mondo Guaraní, diviso tra Argentina e Paraguay, i guaraní, che dobbiamo ringraziare per il mate e il tereré, con la loro lingua affascinante e piena di vocali, nelle umide e bollenti selve nel "dito" nord-est dell'Argentina. Per continuare con i Mapuche, i ribelli di Cile ed Argentina, con i loro gioielli d'argento di fattura fine e modernissima, e le loro lotte per l'autonomia, in corso tuttora. E poi gli indigeni delle Ande boliviane, che vivono in una miseria gelida, quasi sempre sopra i 3000m, e che ti scrutano silenziosi quando passi nei loro villaggi, perché sei uno straniero bianco, quindi qualcuno di cui non fidarsi. 
E poi le tribù amazzoniche, che inizi a vedere in Perú, e che ti accompagnano da lì in Ecuador, e poi in Colombia, con le loro maschere variopinte, le tradizioni di ayahuasca e allucinogeni assortiti, lo sciamanesimo, ed i loro copricapi di piume dai colori saturi, forti. E, anche se native non sono, le culture africane in Uruguay, Colombia, Perù ed Ecuador, che hanno prodotto alcuni dei tipi di musica che preferisco.

Ho incontrato un catalogo umano straordinario di persone, che venivano da paesi e mondi diversi, tutti accomunati dalla lingua, che non mi ha mai fatto impazzire, ma che nella sua declinazione del Sudamerica, a seconda delle zone, ha iniziato a piacermi, e molto. Tanto che ora, quando parlo spagnolo, mi sento a casa, come quando parlo francese (la sensazione di cousinade tra latini si fa sempre più forte, e non vedo l'ora di imparare il portoghese.)

Il Messico merita un discorso a parte, perché Sudamerica non è, ma Latinoamerica sì. Mi ha incantato, il Messico, mi piace per gli stessi motivi del Perù (l'archeologia, la storia, la cultura, la varietà di paesaggi), con la differenza che lì il clima è molto migliore, fa caldo, le coste sono due (Caraibi e Pacifico), e che rispetto al Perù, viaggiare in Messico è una passeggiata, dato che in genere non devi preoccuparti che il tassista non ti rapini, o che il tuo autobus cada in un crepaccio, entrambe cose tristemente possibili e probabili in Perù, anche se ci stanno lavorando sopra alla grande. L'arte visuale messicana è quella che mi ha affascinato di più, e l'artigianato tessile è tra quelli di migliore fattura visti in questi nove mesi. 

Ho visto paesaggi di ogni tipo o quasi, la selva verde e la terra rossa del nordest argentino-Paraguay, il gelido altipiano della Bolivia, dove in estate fa 10C, le montagne lunari, rosse e verdi del nord argentino o del Messico, le coste scoscese, verdi e magnifiche del Cile, e quelle dolci e sabbiose dell'Uruguay, i deserti rocciosi al confine tra Cile ed Argentina, a 4000m, quello sabbioso in Perù, che appare come una splendida bolla di caldo poco dopo la fine delle Ande, la selva dell'Ecuador, dove ho passato del tempo in una fattoria di Hare Krishna, il mare cristallino, caldo ed accogliente,  della costa caraibica in Colombia, e quello limpido e gelido del Cile, il polveroso, nebbioso e roccioso nord del Perù, che sembra una provincia della Luna. Mi sono sentita alla fine del mondo, sulla costa a sud di Santiago, Cile, sola con M ed un elefante marino, su una spiaggia lunga chilometri e chilometri, senza case, solo con l'ostello-casupola di Nico, il surfista acrobata cileno.

Ho imparato a bere il mate e il tereré, le mie due scoperte principali del viaggio, quanto a bevande. Ho bevuto espressi praticamente italiani in Argentina, caffè filtrato che resuscita i morti in Colombia (farsi un espresso con quel caffè potrebbe essere mortale, credo), in Messico ho bevuto ottimo caffè, dalla consistenza vellutata, e bevuto la cioccolata calda migliore della mia vita. In Ecuador e Messico, ho mangiato cioccolato amaro tra i migliori che abbia mai provato.

Sono arrivata perplessa e preoccupata di essere derubata o ferita nel tentativo di derubarmi, o che so io, per tutto quello che si sente di America Latina come continente violento (e lo è, nel 2012 è stato di nuovo il continente con più omicidi ed assalti violenti in rapporto alla popolazione, secondo El País.) 
Ora parto, nove mesi dopo, con un bagaglio di nuovi stimoli (musicali, alimentari, letterari, cioè quelli che contano), una lingua nuova in tasca, e pezzetti di cuore sparsi tra Argentina, Cile, Uruguay, Perù e Messico, e tanta voglia di tornare quasi in ogni paese che ho visitato, con l'eccezione ella Bolivia, forse. 

In tutto ciò, ci tengo a dirlo visto quel che si sente del viaggiare da queste parti, ad M e me non è successo niente. Niente di niente, anche perché stiamo attenti, forse, e sempre all'erta (e non mi mancherà sentire di doverlo fare, questo no), ma siamo partiti con un computer, due kindle, tre carte di credito, tre di debito, e per ora abbiamo ancora tutto. Non mi hanno scippata, non mi hanno aperto la borsa con un coltello, non mi  hanno minacciata in nessun modo, i tassisti mi hanno fregato solo raramente. 

Questo continente mi ha arricchito enormemente, umanamente, per il semplice fatto di poter parlare con la gente, starla a sentire, che sia la signora che fa i succhi in spiaggia in Cile, lo studente universitario e il meccanico in Perú, il grafico in Colombia, l'artigiano in Argentina, l'informatico in Uruguay, il monaco ecuadoriano, o il sindacalista cileno. Grazie a tutti loro, anche se non leggeranno mai questo post. Grazie di cuore. Sono ufficialmente innamorata delle vostre contrade.

Dopo questi pochi giorni a Los Angeles, andremo a Taipei via Shanghai, da lì poi in Vietnam, via Hong Kong. Visiterò quindi, finalmente, il mondo cinese di cui sono così curiosa da che sto con M e conosco i suoi amici, tutti impregnati di Cina, dato che quella lingua e cultura hanno studiato per anni. Sono curiosissima e felice di essere fuori dall'Occidente, finalmente... Ma so che la barriera linguistica, completamente abbattuta nel mondo ispanico, a suon di mate, chiacchiere, birre e caffè condivisi, un poco mi peserà. Tornerò a poter parlare solo con le persone più colte, quelle che hanno potuto imparare l'inglese. 

Questo video è di un gruppo hip hop di Puerto Rico, Calle 13, insieme a Susana Baca (Perù), María Rita (Brasile, credo) e Totó La Momposia (Colombia). L'ho scoperta relativamente tardi e non è tra le mie preferite, ma il video è magnifico per come mostra tutte le facce della Latinoamerica, quelle che ho conosciuto, e quelle che devo ancora conoscere. Ritornerò.

...Per parafrasare il famoso negozio di abbigliamento.

Oggi ho compiuto trent'anni. 30. Trenta!

Il mio fratellino Lemure, che ha tagliato il traguardo un anno prima di me, mi aveva consigliato di affogare i dispiaceri nel margarita. 

Io per fortuna invece ero gia' partita, e quindi:

ho trovato le bandierine decorative appese agli alberi in giardino da M e Anneke, la signora dell'ostello.

M mi ha comprato orecchini di conchiglie.

Anneke mi ha cantato tanti auguri a te che non avevo ancora bevuto il caffeo.

Carmen la signora delle pulizie col suo splendido accento giamaicano mi ha detto auguri e che Dio ti protegga e un sacco di altre cose su Dio. E mi ha dato dei fiori viola.

Klaus il signore tedesco mi ha detto auguri e dato una virile stretta di mano.

I cani hanno abbaiato e scodinzolato.

I gatti hanno miagolato e strisciato i loro fianchetti pelosi contro le mie gambe.

Ho fatto una colazione luculliana.

Ho parlato su Skype con la mamma.

Sono andata in spiaggia e ci sono rimasta per cinque ore.

Mi sono fatta la doccia in spiaggia con delle adolescenti di qua e ci siamo prestate lo shampoo e il balsamo l'un l'altra.

Un americano di mezza eta' mi ha detto l'equivalente in inglese di abbella, ma che bel tatuaggio che c'hai a'fata, che di per se' e' tamarro ma rincuora sugli effetti del tempo che passa. Ammettiamolo.

Da li' siamo andati in un ristorante con la terrazza sul mare. (Con M. Non con l'americano tamarro.)

Dopo abbiamo passeggiato, ascoltando un romanticissimo comizio di Pueblo Soberano (ci sono le elezioni, qui a Curaçao)

E ora faccio lo zaino, che domani vado in Paraguay e comincia veramente la gita seria, mica lo stare in panciolle! 
Rocco e i suo fratelli. Per chi non cogliesse la cit colta.
Informazione di servizio: come previsto, appena e' morto Amilcare, e' arrivato il suo sostituto. Forse, il fratello, o forse il cugino, comunque qualcuno di molto simile, anche se lui ha meno tendenze a volarti in faccia. Sta tranquillo dentro gli armadi e i cassetti della cucina, e striscia fuori mentre fai i piatti, ad esempio. 

Sto avendo un sacco di avventure con animali assortiti, da queste parti, e' un buon addestramento:

Ieri un'iguana mi ha zompettato sulla schiena. 
Un ratto mi ha attraversato la strada l'altra notte, vicino al mercato.
Il gatto della casa mi insegue e mi si struscia in continuazione contro le gambe per ottenere cibo (sono allergica ai gatti, ma lui e' adorabile.)
Ho visto un paio di ragni grandini, non molti, e non mi sono paralizzata.
Siamo stati sorpresi in spiaggia al tramonto da una coppia mamma-figlio di cinghiali con la coda a turacciolo, in questo caso piu' che trattenermi dallo strillare ho dovuto trattenermi dal tentare di abbracciarli e finire sventrata, o che so io. 
wikimedia
Ho avuto incontri ravvicinati con granchi, paguri, lucertole con la coda verde fosforescente, uccelli, cani randagi, gattini randagi, pesci, squali (quelli che non ti mangiano), stelle marine e ricci di mare. Ho anche toccato un sea cucumber, che non so come si chiama in italiano e a vederlo sembra un grande pezzo di cacca (letteralmente).
Un pesce volante (vedi foto) ciecato mentre zompettava sull'acqua mi e' finito sulla schiena e li' ho strillato, mentre stavo conversando amabilmente con una coppia gay canadese, Stephane e Steven. Giuro, anche loro giurano di non mentire. Loro mi hanno detto it's ok dear, it's just a flying fish, e abbiamo guardato il pesce ciecato zompettare nell'orizzonte. 

Insomma, l'addestramento alla bestia procede bene, sono fiera di me. 
Insomma si', sono qua, sono ai Caraibi. Per una volta sono lontana da casa (presto lo saro' ancora di piu') e non sono in Asia, non mi succedeva dal 2000, quando sono andata negli Stati Uniti.

Oggi, tra l'altro, e' festa nazionale qui, e' il compleanno di Curaçao, solo il secondo: auguri!

E' una bella sensazione, anche se comunque per certi versi tutto e' piu' familiare che in Asia: alla fine qui sono tutti cristiani. Se vedi un luogo di culto, e' una chiesa, magari di qualche denominazione strana, ma comunque una chiesa. Non ci sono alfabeti incomprensibili. Il creolo locale, il papamientu o papiamento, e' una vitalissima, pazza lingua fatta da elementi spagnoli e portoghesi, soprattutto, con qualche parola olandese nel mezzo: se parli tedesco, italiano e francese, e mastichi lo spagnolo, praticamente capisci sempre il senso generale. Quindi, quel senso di straniamento e di oddiononcapiscounasega e ogguarda, c'e' una pagoda li', e un tempio indu' di la', e una statuetta sporca di zafferano, ma perche' c'e' dello zafferano ah sono le offerte capisco, qui non ti viene veramente. E' diverso, e' piu' caldo e tropicale, ma alla fine questo e' sempre occidente. E' Occidente con tutti i suoi retaggi piu' brutti, perche' in fin dei conti, molti degli abitanti di Curaçao, che sono neri, hanno trisavoli che sono arrivati qui come schiavi. E a me questa cosa fa specie, se ci penso bene. 

Cio' non toglie che comunque questo misto culturale e' interessante, mi piace, per questo mi ha fatto incuriosire del resto dei Caraibi. 

Comunque, cose a caso notate in questi giorni, che sapete che a me piacciono le liste sintetiche:

  1. A Curaçao ci sono spesso feste con musica alta in piena notte in mezzo al niente totale.
  2. A Curaçao le case hanno spessissimo cani da guardia che si fanno impazzire l'un l'altro e fanno cagnara alle 4 del mattino per sport. 
  3. A Curaçao gli autisti di autobus ridono moltissimo e guardano pochissimo la strada.
  4. Curaçao e' popolata di gente con una risata che te fa mori' solo a sentirla. 
  5. Curaçao e' piena di cinesi. Come Prato.
  6. Curaçao e' anche piena di gente che aspetta qualcosa sulle panchine. Per ore. Magari con la maglietta tirata su sulla panza come un Michele Ametrano di verdoniana memoria. Generalmente si tratta di uomini, che le donne c'hanno altro da fare che stare li' a grattarsi. Tipo fare la spesa, fare le mamme e lavorare nei negozi e guidare gli autobus (le donne sono maggioranza tra gli autisti.)
  7. Curaçao e' piena di olandesi che bevono tantissimo.
  8. Le case sono coloratissime e questo secondo me fa meglio di un antidepressivo. 
  9. L'ovest dell'isola e' desolato, secco, vuoto e iper affascinante.
  10. La strada principale a ovest di Willemstad sembra un vialetto d'accesso di una casa americana (maltenuta, ovviamente.)
  11. La frutta al mercato e' enorme, inclusi i miei amati avocado: enormi, ma non gustosi quanto uno se l'aspetterebbe, vedendoli. 
  12. A Curaçao ci sono un sacco di personcine di bella presenza. Uomini e donne, non come in certi paesi dove non c'e' par condicio.
  13. Il bello e' che spesso ti viene servito cibo olandese, preparato da un cinese, con di fianco seduto un indiano che se lo magna e un'ispanica che ti sculetta nella via davanti. Cioe', c'e' di tutto qui, ed e' bello che ci sia. Neri, bianchi olandesi e non, indiani, meticci, ispanici. Di tutto. Bello!!
  14. Molte di queste persone, pero', sembra aspirino a diventare dei gangsta rapper, se sono uomini, e hanno catene d'oro ovunque.
  15. Le donne spesso hanno sederi grandissimi. Robe seriamente enormi, magari montate su corpi altrimenti snelli. Dev'essere considerata una buona cosa a livello estetico questa, perche' la cosa piu' geniale di tutte e' che
  16. a Curaçao pure i manichini hanno il culone e le tettone!!! 
E poi, non strettamente relativo a Curaçao: sono contenta di essermi fatta bruna. Perche' do' un po' meno nell'occhio (anche se comunque in quanto bianca daro' sempre nell'occhio, qui), ma soprattutto non pensano subito che sono olandese. Che qua e' una buona cosa, dato che gli olandesi usano Curaçao come tanti usano Ibiza, in Europa.
discovery.com
Come avevo gia' scritto qualche giorno fa, in questo anno una delle cose di me su cui devo lavorare e' il mio (pessimo) rapporto con le bestie che non sono mammiferi. Che i mammiferi in genere mi piacciono.
Coi rettili, dipende dal rettile. Gechi e lucertole benissimo, iguana ok, serpenti, magari anche no.
Con insetti e aracnidi siamo messi male. 
Una delle cose a cui mi devo abituare, almeno finche' siamo qui a Curaçao, e' Amilcare. Gli ho dato un nome, cosi' quando me lo trovo davanti che mi sbarra la strada durante le mie pipi' notturne, riesco a mantenere la calma e a dirgli Amilcare, dai, spostati. 

L'altra notte mi ha inseguita. Nella casa abbiamo due bagni. A inizio nottata, stava nel bagno 1. Allora ho aspettato che se ne andasse, e lui in tutta risposta per dimostrarmi il suo amore ha pensato bene di mettersi a volare e planarmi prima su un braccio e poi sul collo. Si', perche' Amilcare e' uno Scarafaggio Gigante dei Caraibi, cioe', proprio una specie di queste parti, e una delle cose che questo tipo di scarrafone fa e' volare, diomadonna. 
Qualche ora dopo, vado nel bagno 2, e Amilcare e' li' che mi aspetta. Stavolta faccio la ganza e faccio pipi' mentre tengo d'occhio Amilcare, e poi torno in camera inciampando nel gatto Sparky. 

La mattina mi sveglio e penso minghia ragazzi che nottata con sto scarrafone che mi insegue. M era gia' sveglio e si stava facendo il te' con gli altri della casa, io apro un occhio, focalizzo sulle piastrelle della camera e li' vedo Amilcare, che mi fissa. In tutta risposta, mantengo la calma, mi alzo e vado via senza battere ciglio.
Natalia 1- Amilcare 0. 
Guardate che per me' e' una vittoria, questa.

Oh, eccomi. Il fatto che abbia scritto pochino e' perche' sono occupata a fare altro, tipo, leggere su un'amaca al vento, con un cane per lato e un gatto miagolante che mi passeggia intorno. Quando non faccio quello, faccio altro, tipo andare in spiaggia, che e' una cosa molto meno intuitiva di quanto si creda, dato che il nostro ostello e' inculato in collina: non c'era molta altra scelta, dato che e' l'unico ostello di tutta l'isola. Il resto dei posti sono tutti resort, una cosa che posso gia' dire dopo qualche giorno e' che 

Curaçao non e' un posto per barboncelli appiedati e spatentati provvisti di zaino. 

Ci sono gli autobus, e' uno di quei buffi sistemi ibridi dove ci sono le fermate ma non si sa mai quando l'autobus arrivera', ne' quanto ti verra' a costare. Quindi, per questo andare in spiaggia e' arduo, come dicevo prima: pero' basta prendere la cosa con filosofia e chiacchierare nell'attesa. Quello che e' piu' fastidioso, invece, e' che alle spiagge si arriva solo con la macchina, quindi nei prossimi giorni ne affitteremo una e andremo in esplorazione.

La natura dell'entroterra, al contrario delle spiagge (bellissime, acqua trasparente e palme e tutto) e' molto piu' arida e dimessa di quanto mi aspettassi, considerato quanto siamo vicini all'equatore mi aspettavo un clima umido e tanta vegetazione. Invece, l'interno e' pieno di alberi rinsecchiti, tanta polvere, catapecchie, cactus e agave, inatteso, insomma. Ovviamente guidano tutti come dei pazzi disturbati, l'altra sera tornando dalla spiaggia il nostro autista d'autobus guidava velocissimo nella notte, raccontando barzellette all'amico che gli faceva compagnia: i due si spanciavano dal ridere, e chiaramente l'autista non guardava dove andava, ma sembra sia sempre lo stile di guida standard, quando si viaggia!

Siamo stati molto fortunati per quanto riguarda i compagni in ostello, abbiamo incontrato due berlinesi in gamba che ci mancano un sacco, perche' sono gia' andati via in Colombia. Tutti e due grafici, tutti e due berlinesi veri, che se ne incontrano pochi: uno di al di qua del muro, l'altro dell'al di la' del muro, entrambi tipi intellettualmente molto stimolanti. Quel mondo germanico che fa si' che in fin dei conti Vienna mi piaccia, insomma. 

Poi c'e' il ventenne olandese di cui vi ho gia' parlato (che e' carinissimo, a parte le lacune di cultura generale e comunque ha una curiosita' che alla lunga lo aiutera' piu' della scuola), e un signore che e' praticamente lo zio di tutti: un tedesco dell'eta' di mia madre, che ogni tot prende e viaggia per il Sudamerica per i fatti suoi, senza parlare spagnolo e con poco inglese, un grande! Anche se ogni tanto mi sembra di essere con uno studente, perche' praticamente con lui facciamo tutti lavoro di mediazione culturale: tipo, quando gli devi spiegare per tre volte di fila che no, non paghera' la commissione su quel prelievo al bancomat, anche se lui e' convinto di si', perche' la Germania a occhio e croce e' Unione Europea e qui tecnicamente pure. A parte lo sfinimento di alcuni momenti pero' e' un buono.
Tutti insieme girelliamo ed e' un gruppo divertente proprio perche' e' cosi' disomogeneo per eta' e interessi, ma alla fine si chiacchiera tutto il giorno e molta della sera. 

L'ostello e' su in collina, come ho detto, e anche lui un po' sgarrupato per restare in tono con l'isola: il suo pregio principale e' la popolazione di cani e gatti, che ti tengono compagnia anche quando tutti sono scomparsi (tipo ora.) 

Domani andiamo a esplorare un'isoletta disabitata qui vicino che si chiama Klein Curaçao, e poi i tre giorni successivi prenderemo la macchina per andare nelle spiaggie piu' belle a fare snorkeling e a diventare scuri, o rossi (nel caso dello zio tedesco.) 

Quasi dispiace di avere gia' il volo per il Paraguay, perche' non mi spiacerebbe andare a Porto Rico o a St. Maarten, mi sta incuriosendo il mondo caraibico. Magari sulla via verso nord, tra qualche mese. Vediamo, dai. (Che e' sempre piu' il mio motto di vita.)
Soddisfiamola, 'sta wanderlust.


Soddisfiamola, questa voglia di gita e di staccare e di evitare il burnàut che tanto preoccupa l'Asburgico (e lentamente, pure me.)

Soddisfiamola, perdìo.

Quindi: si va. Si parte per il Lontanistan, come lo chiama l'amico mio saggio.

Andiamo, andiamo in questo posto qui:


Ecco. 
L'ho già detto alle due scuole. Mi manca solo di avvisare alcuni degli studenti, per evitare traumi emotivi sarà da farsi per tempo e con gentilezza. Ma alla capa quella più importante, la K, colei che mi ha dato lavoro quando sono arrivata qui, lei prima di tutti, l'ho già detto. Le ho anche regalato un girasole e l'ho ringraziata per tutte le buone cose che mi ha portato da quando sono qui. Lei ha detto ommioddioèunideabellissima, e poi ha pure pianto un po'. E' tedesca ed è una donna riservata - significa tanto per lei.

Non sarei tenuta a farlo, ma dato che a meno di grosse, imprevedibili sorprese tornerò qui, preferisco tenermi buone le scuole, e avvisare tutti due mesi prima, invece delle due settimane alle quali sarei tenuta. Così magari invece che per sei mesi stavolta farò la fame solo per tre, al mio ritorno, e mi ridanno i miei studenti - che hanno pianto, alcuni, quando gliel'ho detto, sembra incredibile ma è così, anche se sono contenti per me.

Quindi.

Parto. 

Il 30 settembre sarò ufficialmente senzatetto. Il 2 ottobre sarò su un volo per Curaçao.

Il 13 ottobre compirò 30 anni in un'isola dei Caraibi.

Che se me lo avessero detto dieci anni fa, non so se gli avrei creduto.

Ragazzi, che figata stellare. Non pensavo che questo momento sarebbe mai arrivato. 

Ma ho un volo, e il 30 settembre non avrò più una casa. A meno che non ci siano disastri, dovrei proprio partire.

Fatemi andare a sdraiarmi che devo riprendermi, qua.

Niki: può essere veramente che ci venga, in Colombia. Ussignur. Non mi sembra vero!