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(Post scritto una decina di giorni fa a Bagan, Birmania. Pubblico solo ora, perché in Birmania la situazione di internet è quella di Milano nel 1996, più o meno.)

Ordunque, sono due giorni che sono a letto con la febbre. Non abbastanza per dormire tutto il giorno, non troppo poco per ignorarla... Ottimo, o no?
Quindi ho un sacco di tempo per pensare, dato che dopo un po' che leggo, mi fa male la testa. Tra l'altro, checculo no, che mi ammalo in Birmania, dove volevo venire da aaaanni. Sto virus del cavolo mi ha preso ai polmoni, e quello, più la polvere che qui è ovunque, e l'asma, mi stanno un po' uccidendo e levando la gioia di essere qui. Spero passi presto.

Insomma, quando si passano varie ore su un autobus scomodo in questo paese, senza il paesaggio da guardare perché ti costringono a viaggiare di notte (un'idea geniale, davvero, così arrivi alle sei del mattino e paghi comunque la stanza, ma non dormi) inizi a pensare ad un sacco di cose, più o meno siéme

Ecco, io ho iniziato a pensare a dove ho visto la più alta concentrazione di maschi appetibili. Vedete come sto messa?

Per favore, non arrabbiatevi se questo post è idiota e un po' sessista e superficiale. Nelle ultime 48h ho mangiato pochissimo, dormito pochissimo, finito due libri e avuto attacchi di tosse che sembro un turco in fin di vita. O un birmano, se è per questo, dato che ti danno le sigarette gratis a fine pasto, qui, pure se non le vuoi (ma solo se sei un uomo, o una donna occidentale. Altrimenti, ciccia, svergognata.)

Premessa: guardando ai due sessi come a un bel tessuto, un dipinto o un gioiello, secondo me noi donne vinciamo, a man bassa. Siamo proprio più belline, ecco. I miei amici gay non mi capiscono (eh, conosco solo uomini gay, altrimenti troverei più comprensione) ma sono convinta che in media nel mondo ci siano molte più gnocche che fusti.

Uomini: non preoccupatevi. Siccome M ed io siamo avanti, ho già intervistato il mio socio sulla sua opinione sulle fimmine. Quindi, continuate pure a leggere.

Ma veniamo alle mie osservazioni empiriche sui maschi visti nei paesi che ho attraversato. 

Iniziamo con il Sudamerica
Argentina ed Uruguay hanno una certa quantità di bei figlioli, ma vista la percentuale di gente di origine europea, potrebbero essere anche di Pietra Ligure o di, che ne so, Jaén, o Oviedo. Quanto ad esotismo, il livello è bassino. Però è pieno di ragazzi coi riccioli, cosa che mi piace sempre.
Procedendo verso nord, per quanto mi riguarda, c'è abbastanza il vuoto: mi sembra di aver capito che il giovane maschio indigeno o meticcio non faccia per me. Ma visto come si comportavano certe americane in gita, mi sa che faccio parte di una minoranza esigua :)
Poi arrivi in Colombia: cosa apprezzo, dei colombiani, in questo paese che mi ha lasciato un po' poco convinta per altre cose? Ci sono i mulatti, signore mie, specie nel nord. Giganti con la pelle di varie gradazioni dal caffelatte allo scuro, a volte con gli occhi verdi, a volte con gli occhi a mandorla, a volte con i dreadlock, a volte con i dreadlock corti corti... 
Cioè: lévate
Cioè: che anche M si trovava a dire behineffetti
Cioè: magari non per la vita ma per qualche mese (che sono una ragazza a modo) anche sì. Di più, se si comportassero bene. Poi, che tanti siano cialtroni e sessisti, in Colombia, uomini di tutti i colori, quello è un altro discorso. Ricordate che questo è il Post Superficiale. La Colombia è l'unico posto dove un uomo mi ha apertamente fissato le tette mentre compravo la frutta al super, con Michael di fianco. L'unico. Screanzati!

Nota per i signori: M mi informa che in Sudamerica la quantità di gnocche, donne, è nettamente superiore e meglio distribuita di quella maschile. M mi informa che la densità è piuttosto alta in Cile, cresce in Perù ed Ecuador, e rimane costante in Colombia. L'Asburgico mi informa anche del fatto che le donne messicane hanno visi estremamente affascinanti (ora che ci penso, ha ragione) ma sono talvolta davvero tanto minute, troppo. In tutto ciò posso confermare che i messicani medi, ambosessi, sono più piccoletti dei taiwanesi. Ce ne vuole, eh. C'è un sacco di gente tascabile, in Messico.

Veniamo all'Asia, che è la parte che riserva sorprese, secondo me. In Europa quando si pensa al Sudamerica, si pensa alla gnocca, si pensa alle feste, alle merende di una notte, al sesso caliente, tutte queste vaccate qui, no?
Ma la sorpresa, per me, è stata qui, in Asia.
Ho sempre trovato affascinanti i ggiovani giapponesi alternativi e zozzoni che si vedono in Europa, e qui ce ne sono, non come un tempo che han pochi soldi per le gite, ma ce ne sono, e quello lo sapevo già.
Anche di un certo tipo di uomo thai, sapevo già: qualche tatuaggio qua e là, magari un po' capellone, fricchettone. Già sapevo.
Poi, sono arrivata in Cambogia: ma... Quanto sono boni gli khmer? Uomini e donne? A partire dagli 0 mesi in poi, praticamente? Io mica lo sapevo (M, a quanto pare, sì.) In Cambogia, se fossi stata sola, avrei avuto una cotta per un barista in un caffè di Battambang. O per un autista nel sud. O per un sacco di passanti. È che hanno gli zigomi alti, la pelle color bronzo, i nasi dritti e gli occhi grandi e neri: mòro. Non so voi. Io mòro. Bellizzimi.
E poi, la Birmania: meno che in Cambogia, ma pure qui ci sono bei visi, uomini e donne, anche se forse più donne, e il bello è che le persone sono diversissime l'una dall'altra: alcuni hanno qualcosa di molto cinese, altri molto di indiano, altri una specifica faccia birmana (pensate alla Aung San Suu Kyi, bel viso ovale, elegante, regolare.) 

Nota supplementare di M: anche qui la presenza di belle donnole è poù costante di quella degli uomini. Oltre ai paesi già citati, il Vietnam. Le donne di lì, dice, sono belle, e sono anche le più scosciate di tutte, se vi piace il genere panterona. La minigonna è un must, in Vietnam.

Appunto sulla Birmania: molte donne, qui, sono di un'eleganza incredibile. L'abito tradizionale aiuta: un pareo ricamato, spesso, lungo e dritto, e di solito una blusa aderente, ma che copre fino al gomito. Molte si fanno belle trecce e begli chignon, a volte con i fiori nei capelli: bellissime. Se avete visto la signora Aung San Suu Kyi, avete visto anche l'abito birmano tipico.

Ora interrompo qui perché il mal di testa sta prendendo il sopravvento... Ancora una settimana circa di Birmania, e poi, di nuovo a Bangkok (per la quarta volta! Ormai mi sento a casa) e infine Sri Lanka. Yuhuuu!

Scrivo queste parole in aereo, offline, mentre ascolto un podcast sul chamamé, musica della "Mesopotamia" argentina, insieme al Paraguay e all'Uruguay il mio primo contatto con il Sudamerica. Questa parte del viaggio si è conclusa qualche ora fa, partendo da Città del Messico per Los Angeles, dove pubblicherò questo post.

Sono andata in Sudamerica sapendone poco, che è poi il modo migliore di avvicinarsi ad un nuovo paese, o a una nuova parte del mondo. Questi chamamé che sto ascoltando mi hanno fatto pensare alla prima parte del viaggio, nel Cono Sur, che è tuttora la parte del continente che mi è più rimasta nel  cuore - insieme al Messico.

Quindi, insomma, io e il mondo latino siamo amici, ora. Nel senso che ci conosciamo meglio, perché ho imparato un milione di cose, in questi mesi. 

Ho conosciuto nuove musiche, come appunto il chamamé o il candombe, che mi piacciono, musiche che mi piacciono meno, come il reggaeton o la salsa, e musiche che non mi piacevano, ma che alla fine ho apprezzato, come le cumbie vecchio stile, o addirittura alcune cose di rumba, pensate voi. Ho conosciuto nuovi strumenti e mi sono innamorata del loro suono, come il bandoneón, nel tango e nel candombe, o il charango, il mandolino delle Ande, ad esempio. E poi le canzoni della costa ecuadoriana, o quelle colombiane, che magari non sono il mio genere, ma che di certo hanno proprietà antidepressive, che andrebbero ascoltate nell'inverno europeo, per superarlo.

Ho imparato nuovi nomi, quelli delle popolazioni indigene, diseredate e fregate dai vari stati nazionali che ho visitato, ma in certi casi sorprendentemente vitali.
A cominciare dal mondo Guaraní, diviso tra Argentina e Paraguay, i guaraní, che dobbiamo ringraziare per il mate e il tereré, con la loro lingua affascinante e piena di vocali, nelle umide e bollenti selve nel "dito" nord-est dell'Argentina. Per continuare con i Mapuche, i ribelli di Cile ed Argentina, con i loro gioielli d'argento di fattura fine e modernissima, e le loro lotte per l'autonomia, in corso tuttora. E poi gli indigeni delle Ande boliviane, che vivono in una miseria gelida, quasi sempre sopra i 3000m, e che ti scrutano silenziosi quando passi nei loro villaggi, perché sei uno straniero bianco, quindi qualcuno di cui non fidarsi. 
E poi le tribù amazzoniche, che inizi a vedere in Perú, e che ti accompagnano da lì in Ecuador, e poi in Colombia, con le loro maschere variopinte, le tradizioni di ayahuasca e allucinogeni assortiti, lo sciamanesimo, ed i loro copricapi di piume dai colori saturi, forti. E, anche se native non sono, le culture africane in Uruguay, Colombia, Perù ed Ecuador, che hanno prodotto alcuni dei tipi di musica che preferisco.

Ho incontrato un catalogo umano straordinario di persone, che venivano da paesi e mondi diversi, tutti accomunati dalla lingua, che non mi ha mai fatto impazzire, ma che nella sua declinazione del Sudamerica, a seconda delle zone, ha iniziato a piacermi, e molto. Tanto che ora, quando parlo spagnolo, mi sento a casa, come quando parlo francese (la sensazione di cousinade tra latini si fa sempre più forte, e non vedo l'ora di imparare il portoghese.)

Il Messico merita un discorso a parte, perché Sudamerica non è, ma Latinoamerica sì. Mi ha incantato, il Messico, mi piace per gli stessi motivi del Perù (l'archeologia, la storia, la cultura, la varietà di paesaggi), con la differenza che lì il clima è molto migliore, fa caldo, le coste sono due (Caraibi e Pacifico), e che rispetto al Perù, viaggiare in Messico è una passeggiata, dato che in genere non devi preoccuparti che il tassista non ti rapini, o che il tuo autobus cada in un crepaccio, entrambe cose tristemente possibili e probabili in Perù, anche se ci stanno lavorando sopra alla grande. L'arte visuale messicana è quella che mi ha affascinato di più, e l'artigianato tessile è tra quelli di migliore fattura visti in questi nove mesi. 

Ho visto paesaggi di ogni tipo o quasi, la selva verde e la terra rossa del nordest argentino-Paraguay, il gelido altipiano della Bolivia, dove in estate fa 10C, le montagne lunari, rosse e verdi del nord argentino o del Messico, le coste scoscese, verdi e magnifiche del Cile, e quelle dolci e sabbiose dell'Uruguay, i deserti rocciosi al confine tra Cile ed Argentina, a 4000m, quello sabbioso in Perù, che appare come una splendida bolla di caldo poco dopo la fine delle Ande, la selva dell'Ecuador, dove ho passato del tempo in una fattoria di Hare Krishna, il mare cristallino, caldo ed accogliente,  della costa caraibica in Colombia, e quello limpido e gelido del Cile, il polveroso, nebbioso e roccioso nord del Perù, che sembra una provincia della Luna. Mi sono sentita alla fine del mondo, sulla costa a sud di Santiago, Cile, sola con M ed un elefante marino, su una spiaggia lunga chilometri e chilometri, senza case, solo con l'ostello-casupola di Nico, il surfista acrobata cileno.

Ho imparato a bere il mate e il tereré, le mie due scoperte principali del viaggio, quanto a bevande. Ho bevuto espressi praticamente italiani in Argentina, caffè filtrato che resuscita i morti in Colombia (farsi un espresso con quel caffè potrebbe essere mortale, credo), in Messico ho bevuto ottimo caffè, dalla consistenza vellutata, e bevuto la cioccolata calda migliore della mia vita. In Ecuador e Messico, ho mangiato cioccolato amaro tra i migliori che abbia mai provato.

Sono arrivata perplessa e preoccupata di essere derubata o ferita nel tentativo di derubarmi, o che so io, per tutto quello che si sente di America Latina come continente violento (e lo è, nel 2012 è stato di nuovo il continente con più omicidi ed assalti violenti in rapporto alla popolazione, secondo El País.) 
Ora parto, nove mesi dopo, con un bagaglio di nuovi stimoli (musicali, alimentari, letterari, cioè quelli che contano), una lingua nuova in tasca, e pezzetti di cuore sparsi tra Argentina, Cile, Uruguay, Perù e Messico, e tanta voglia di tornare quasi in ogni paese che ho visitato, con l'eccezione ella Bolivia, forse. 

In tutto ciò, ci tengo a dirlo visto quel che si sente del viaggiare da queste parti, ad M e me non è successo niente. Niente di niente, anche perché stiamo attenti, forse, e sempre all'erta (e non mi mancherà sentire di doverlo fare, questo no), ma siamo partiti con un computer, due kindle, tre carte di credito, tre di debito, e per ora abbiamo ancora tutto. Non mi hanno scippata, non mi hanno aperto la borsa con un coltello, non mi  hanno minacciata in nessun modo, i tassisti mi hanno fregato solo raramente. 

Questo continente mi ha arricchito enormemente, umanamente, per il semplice fatto di poter parlare con la gente, starla a sentire, che sia la signora che fa i succhi in spiaggia in Cile, lo studente universitario e il meccanico in Perú, il grafico in Colombia, l'artigiano in Argentina, l'informatico in Uruguay, il monaco ecuadoriano, o il sindacalista cileno. Grazie a tutti loro, anche se non leggeranno mai questo post. Grazie di cuore. Sono ufficialmente innamorata delle vostre contrade.

Dopo questi pochi giorni a Los Angeles, andremo a Taipei via Shanghai, da lì poi in Vietnam, via Hong Kong. Visiterò quindi, finalmente, il mondo cinese di cui sono così curiosa da che sto con M e conosco i suoi amici, tutti impregnati di Cina, dato che quella lingua e cultura hanno studiato per anni. Sono curiosissima e felice di essere fuori dall'Occidente, finalmente... Ma so che la barriera linguistica, completamente abbattuta nel mondo ispanico, a suon di mate, chiacchiere, birre e caffè condivisi, un poco mi peserà. Tornerò a poter parlare solo con le persone più colte, quelle che hanno potuto imparare l'inglese. 

Questo video è di un gruppo hip hop di Puerto Rico, Calle 13, insieme a Susana Baca (Perù), María Rita (Brasile, credo) e Totó La Momposia (Colombia). L'ho scoperta relativamente tardi e non è tra le mie preferite, ma il video è magnifico per come mostra tutte le facce della Latinoamerica, quelle che ho conosciuto, e quelle che devo ancora conoscere. Ritornerò.

Al momento sono nella penisola Yucatan, Messico. Sono arrivata qualche giorno fa, e dopo pochi giorni ho già deciso che il paese mi piace. Mi piace da matti il cibo, semplice e a buon mercato, mi piacciono le persone, che almeno qui al sud sono amichevoli ed aperte, mi piacciono i costumi tradizionali che hanno addosso le signore di qui, l'architettura, che è antica e abbastanza ben conservata. Sono bendisposta, nei confronti del Messico, per ora. È anche abbastanza rilassante, dopo quasi 8 mesi di Sudamerica, essere in un posto abbastanza turistico, così turistico che non hai la sensazione di doverti in continuazione guardare le spalle.

Pr certi versi mi è venuta una specie di testa sudamericana, dalla Bolivia in poi ho vissuto sempre con la guardia alzata, in giro per le strade, quindi ora non mi sembra vero di potermi rilassare un attimo. Non dico che il Messico sia perfetto, ma sino ad ora ho passato il mio tempo qui in posti piccoli, e molto rilassanti. Un bel cambio, non doversi preoccupare se il tassista ha intenzione di derubarti o meno, se quel quartiere è tranquillo e sicuro o meno, è bello sentire di non dover nascondere i soldi nel reggiseno quando vai a prelevare, e che puoi prelevare anche di sera, e che non devi forzare il tuo  compagno a farti da cane da guardia ogni volta. Bello.

Campeche, Wikimedia
Tra Colombia e Messico, ho anche passato tre divertentissimi giorni in Florida. È stato, innanzitutto, un cambio pazzesco passare dal mondo ispanico a quello anglofono in poche ore d'aereo, però una sensazione divertente. Negli USA ci avevo passato un po' di tempo quando avevo 19 anni, l'ultima volta che ci ero andata era stato nell'agosto del 2001. Bush era presidente, l'11/9 non era ancora successo, e io ero una sbarbata curiosa.
È stato divertente tornare in quel paese, che in tanti demonizzano senza conoscerlo. Di certo ti istupidisce a suon di consumismo - entrare in un supermercato nordamericano dopo mesi di Latinoamerica è stato uno shock culturale bizzarro. Avevo voglia di comprare tutto, ecco. Io, che non è che di solito sia una comprona. Magari scrivo un post anche su quei pochi giorni americani, ne verranno altri tre sulla via di Taiwan, quindi magari unifico tutto.

Boca Raton, Wikimedia

Una cosa che ho fatto, in Florida, è stato comprarmi un cosetto per scrivere. Il nostro computer del pleistocene dopo mesi di altitudine a più di 3000m di quota, e mesi di super lavoro, stava cedendo. Quindi, ora, ho un cosetto tutto mio e spero che non dover andare per internet cafè mi aiuti ad aggiornare il blog in maniera più costante. 

Ora vado a letto e riposo le stanche membra. A presto, su questi schermi. 
Come sempre in ritardo, volevo scrivere due parole sulla Colombia.

Devo premettere che per la Colombia ho avuto a  disposizione molto meno tempo che per altri paesi, se si considera quanto è grande. Purtroppo avevo un volo prenotato per fine maggio, e questo mi ha fatto perdere in flessibilità e possibilità di aggiungere o togliere destinazioni, o restare più tempo in luoghi che mi piacevano. Sento di conoscere la Colombia meno di altri paesi che ho visitato, tra le altre cose anche perché i trasporti in Colombia sono assurdi. Non è inusuale pagare meno per un biglietto aereo che per un autobus, un retaggio di tempi più violenti forse, di certo ha danneggiato la nostra impresa. Dopo aver percorso il Sudamerica dall'Uruguay fino a Medellin, Colombia, senza mai prendere aerei - neanche in posti come il Perù, montuosi, freddi e dalle strade pericolose, dove avrebbe avuto senso - in Colombia abbiamo ceduto, e abbiamo preso l'aereo per ben due tratte, quindi ho percorso il paese molto meno che in altri casi. Ahimè. Considerato lo stato delle strade nel montuoso sud, dove siamo arrivati, forse è stato meglio così. 

Arrivare dal sud, dal tranquillo Ecuador, è stato uno shock, perché il sud della Colombia, credo, è una delle zone più problematiche, tuttora, per quanto concerne FARC e guerriglia assortite. Conseguenza  di ciò è che sembra di viaggiare in una zona di guerra, o quanto meno occupata: soldati ogni pochi metri nei villaggi, con fucili e mitragliatrici piuttosto enormi, e posti di blocco frequenti. Arrivare a Cali è stata la parte più bizzarra, dato che la città si trova nella Valle del Cauca, una delle zone più pericolose del paese, sembra. Quindi hai un cartello che dice "benvenuti nella Valle del Cauca", e subito di fianco una specie di fortino di sacchi di sabbia, con una fessura per sparare, e uno dei soldati di cui sopra di guardia. Non proprio una scena rassicurante. 

Cali mi è piaciuta molto, nonostante la tensione di fondo che si sente in alcune  zone - a quanto pare, è l'unica città dove le FARC hanno attività urbana. Se si sta nella zona di San Antonio, che è coloniale, relativamente tranquilla e molto attiva, almeno nei weekend,  è un'esperienza piacevole, perché permette di scoprire una città colombiana che non vive di solo turismo, come ad esempio Cartagena, che è bellissima, ma quasi troppo, ed è infestata di turisti da crociera, niente contro, ma sono davvero tanti.

San Antonio, Cali - foto Stink Fish flickr.com
Di Medellin dirò solo che, a mio avviso, è sopravvalutata. Non è bella, è interessante per la sua storia, e per la reazione ai problemi avuti con Escobar: ora è vitale, tranquilla per gli standard colombiani, e soprattutto dà importanza allo spazio pubblico, dopo aver vissuto sotto assedio per anni. Molte delle cose da fare lì, però, sono a pagamento, e questo non mi è piaciuto. È anche piena di turisti imbecilli e semi alcolizzati, destino che condivide con Cartagena, di cui ho già scritto (è architettonicamente magnifica). Ah, ultima cosa su Medellin: l'accento più piacevole del paese, sembra che cantino quando parlano.

Medellin - Wikimedia
La costa ad est di Cartagena mi è piaciuta, Santa Marta è come una Cartagena con meno navi da crociera, certo il centro è più piccolo, ma è, come Cali, una città normale, cosa che a me interessa. Purtroppo è anche il posto dove, una notte, chiacchierando sulle scale dell'ostello coi colombiani dello staff, ho assistito da lontano alla mia prima tentata rapina a mano armata. Sventata da un passane sui cinquanta, con la polo e la panza, e anche una pistola nel borsello. La quasi vittima, una giovane donna che tornava a casa con una borsetta alle undici di sera. Commento di Miguel dello staff: colpa sua. Non dovrebbe andare in giro da sola a quest'ora. Questa è la logica colombiana e sudamericana, logica distruttiva, come disse Pablo, incontrato a Medellin: finché si continua ad incolpare la vittima, in Colombia non cambierà molto. E ha ragione, dato che io sono una grande fan delle città dove si può camminare tranquillamente alle undici sera - Vienna è una di queste.

Santa Marta, Wikimedia
Purtroppo Bogotà ha avuto poco spazio, nessuno dei due aveva voglia di tornare nelle montagne e nel freddo, ma me ne sono un poco pentita. Bogotà ha un sacco di cultura aperta e gratuita a disposizione, nonché una delle librerie migliori viste in Sudamerica (quella del centro culturale Gabriel García Márquez.) Ha anche un sacco di brutti musi che girano per strada, dato che la zona turistica coincide con quella dei tossici, quindi noi la sera siamo usciti poco e abbiamo passeggiato di giorno, cosa che ti permette anche di vedere l'arte di strada bellissima - pensosa, divertente, sarcastica - che adorna i muri della città. A proposito, in generale, se vi piace l'arte di strada, la Colombia e' interessante assai. 

Quindi, per concludere, mi è piaciuta la Colombia, ma non è stato ammore come in Cile, Uruguay, o, devo dire, Messico, mi sa. È un paese complicato e talvolta molto sessista, il più machista di quelli visitati sino ad ora. È l'unico posto dove (come in Italia!) usano la gnocca nuda per venderti di tutto, dal rossetto alla brugola. Un'altra cosa che non mi ha convinto è che usano l'orgoglio nazionale e la bandiera per tutto: per le poste, che magari è normale, ma anche per il gelato, per i vestiti, per tutto, li senti sempre parlare di quanto è phiga la Colombia. Ora, sì, ma come tanti altri  paesi, checcazzo. Con l'Asburgico abbiamo pensato che forse è una reazione agli anni di violenza, una specie di modo di darsi la carica, però se sei uno straniero, due palle! Sono quasi peggio degli argentini o dei cileni, ed è tutto dire. 

Mi sono piaciute molto alcune cose relative al cibo: abbiamo sempre cucinato, dato che il paese e' caro, ma frutta, verdura, succhi ed arepas sono cose che ora, qui in Messico, un pochetto mi mancano. 
...Sapete quelle canottiere da tamarro, mostruose, con i buchi sui lati grandissimi, tipo quasi fino ai finachi? C'erano due tizi ieri, in un tour a piedi che abbiamo fatto, "vestiti" cosi'. Palestrati e gonfi al punto da sembrare polli in vendita al super, esibendo i muscolazzi coi pori tesi. Uno dei due, C.B. (Canotta Blu), messo peggio dell'altro, perche' davvero, povero, non aveva la faccia molto da brillante. Aveva la faccia da "bilott'", come direbbe un vecchio milanese (da pirla, direbbe uno moderno.) Nessuno dei due sudamericano, eh. 

Bene, a un certo punto questo individuo va dalla guida, un giovane colombiano energico e competente, e gli dice

sto avendo qualche problema con le ragazze qui, perche' non parlo spagnolo. Mi insegni qualche frase utile?

Pensiero mio numero uno: il tuo problema non e' la lingua, ma la faccia. E quella canottiera. Lévati quella canottiera e mettiti qualcosa che non ti faccia sembrare appena uscito dalla palestra.

Pensiero numero due: meno male che non sono l'unica a trovare questi due soggetti vagamente luridi. Mi conforta il fatto che gli altri che li trovano luridi siano anch'essi uomini

Ho l'impressione che la Colombia pulluli di U.I.d.F. (Uomini in Cerca di Figa.) Non e' per niente bello, non perche' sono bacchettona io, ma perche' vedi certi comportamenti che ti fanno pensare

fossi singola, piuttosto che dartela mi ci pianterei il basilico.

Scusate la mancanza di finezza, ma... Urgh.  

Post Scriptum: ho l'impressione, in effetti, che la Colombia pulluli di turisti in cerca di figa/festa/alcol/chissa' che altro. Sia io che l'Asburgico ci troviamo perplessi, grattandoci il capo, chiedendoci com'e' che noi, la fascinazione che ha preso molti di quelli che abbiamo incontrato in arrivo dalla Colombia, la vediamo solo in parte.