Lo so, che non è ancora Natale, però ci siamo quasi. Cioè, è quasi Dicembre, no? E io sto scrivendo in canotta,  in questo momento. Il vibrione per fortuna è partito quasi del tutto, e oggi sono uscita.
A godermi l'aere primaverile.
Ora.
Lo so. Lo so, che voi siete uomini e donne di mondo e vi starete dicendo

Vabbè Natalia, non fare tutte ste scene che lo sapevi anche tu, che in quell'emisfero ora fa caldo.
Che ora è primavera, lì. Ci sei andata per questo, crétina.

Giusto. Vero. Peró vedere le decorazioni di Natale, gli alberi e i poster a tema natalizio con tra 25 e 31C di giorno, a me mi sconvolge un po' la psiche. Che come sapete, è facile da sconvolgere, comunque.

Ancora non ho idea di dove sarò a Natale, so che mi mancherà la mamma, e anche la nonna e la zia e tutta la mia microfamigliola e anche quel fagiolo alloggiato nella panza di mia cognata. Mi mancheranno pure i ravioli della nonna e il nebbiolo di mio zio.

Quindi, voglio sperare di essere in un luogo sommamente figo per avere qualcosa di cui rallegrarmi che non sia solo che qui fa più caldo. Che peraltro è già una gran cosa di cui rallegrarsi.M

Non ho ancora scritto una minghia di più elaborato su Montevideo, che continuo a trovare adorabile, o su Colonia del Sacramento, al di là del fiume da dove sto ora, che è una meraviglia, conservata da dio, e con l'aria così pulita che di notte sul fiume è pieno di lucciole.
Tipo che con tutte quelle lucciole, ho avuto una crisi di risate come a Iguazu. Bellissima Colonia!

Devo scrivere più spesso, è che spesso non ho accesso a computer e compagnia bella.
Prometto di fare i compiti presto!
Ordunque, eccomi qui, ci sono ancora, anche se il computer si e' rotto una settimana fa, dunque da un po' non scrivo: al momento lo sto facendo dalla iPad del nostro amico qui a B.A., e' scomoderrimo perche' lo stupido aggeggio cerca sempre di autocorreggermi!

Ripareremo presto l'aggeggio, spero.

Buenos Aires mi piace assai. Pero' mi ha anche regalato uno splendido raffreddore. Vi scrivo da sotto un piumino in questo momento. Mal di testa, molto tempo per pensare, e oggi, forse perche sono malaticcia mi mancano molte persone, oggi.

Mi mancano alcune persone viennesi, per esempio. Mi mancano persone in Italia e anche persone altrove.

Bleurgh. Come essere lagnosi anche in primavera: evidentemente a novembre ci ho sempre il momento down.

C'entra di sicuro anche l'aver scoperto che il cugino incinto diventera' babbo di un maschietto, e io sono lontana e non posso festeggiare. Sono una sega a fare la nomade. Nomade una cippa, ecco!
blogvacanza.com
Io sono milanda. Lo sapete, questo, no? Milanda, mezza romana si', ma cresciuta tutta la vita a Milano. Con tanti pezzettini di Britannia mischiati insieme all'accento deroma del mio babbo.
Pero', senza dubbio, quando mi chiedono di dove sei in Italia, dico Milano, perche' e' il posto dove ho passato piu' anni della mia vita. Piu' di meta'.
Bene.

Quando viaggio, io, di milanesi - o di italiani, a dire il vero -  non ne incontro mica tanti. Intendo dire, di gente che vive via. Ci sono molti ragazzi del sud che dicono beh, se devo andare allora vado un po' piu' lontano (come la mia amata amica Effe, a Vienna), ogni tanto incontri gente delle belle campagne del centro Italia, che decide di andare a farsi una gita. Milanesi, pochi. Ogni tanto mi chiedo dove siano, perche' non e' che ce ne siano pochi, di milanesi.

Montevideo ha deciso di contraddire tutte le mie esperienze passate: Montevideo e' a) pienotta di italiani, per un posto cosi' lontano e cosi' fuori dalle mappe di cio' che e' cool, b) questi italiani sono per la maggior parte del nord, almeno quelli che ho visto io e soprattutto c) una sorprendente percentuale di essi e' di Milano!

Tipo, da piazzale Corvetto alla piazza dell'Intendencia di Montevideo.

Il migliore pero' e' uno dei due ragazzi che hanno l'ostello dove sto ora, Andrea (l'altro ragazzo e' di Padova, uno organizzatissimo, mai andato in vacanza in ostello e ha un ostello splendido per intuizione.) 
Mica sono venuta per loro, sono venuta perche' il posto aveva buone recensioni e una buona posizione. 
Bene. 
Andrea, che e' mezzo uruguayo, e' cresciuto al Gallaratese, a Milano. 
Andrea ed io siamo cresciuti a una fermata di metropolitana di distanza l'uno dall'altra. Siamo anche andati nella stessa scuola, prima che lui, che ha un paio d'anni piu' di me, lasciasse l'Italia per l'Uruguay insieme al suo babbo.

Questo pianeta, ragazzi miei, e' un sassolino. Mi fanno troppo ridere queste coincidenze!
tripadvisor.com
Ve l'ho detto, no, che amo il mare? Varie volte. La mancanza di acqua, la lontananza dell'acqua, e' una delle cose che detesto di Vienna. 

Bene, da qualche giorno ho lasciato Montevideo, a fatica, e sono in un posto che faro' ancora piu' fatica a lasciare: Punta del Diablo. Popolazione, 700 persone, piu' i vari surfisti in transito, e le 20 persone che stanno nel mio ostello. Siamo in bassa stagione, quindi non c'e' un cane, qui. E' il villaggio di pescatori che e' davvero. Per certi versi ricorda la Sardegna, o la Sicilia orientale: ci sono dune bianche, mobili, la vegetazione e' bassa, cespugli, arbusti e poco altro. Crescono la lavanda, il rosmarino, le buganville, gli hibiscus, molte rocce in riva al mare. 
In giro ci sono un po' di persone, molti cani randagi, qualche pinguino e qualche foca, pare ci siano le balene in mare, ma io non le ho viste.
Da che siamo qui il tempo e' freddo e ventoso, ma non importa, perche' aggiunge fascino alla scena. Odio sembrare una cojona lettrice di Paulo Coelho che dice boiate sull'energia, ma c'e' un'ottima energia, qui. 

Nel senso che:

  1. io a pochi giorni dall'anniversario della morte di mio padre sono tranquilla come non lo sono mai stata.
  2. l'Asburgico e' calmo e non smania per fare cose.
  3. Ieri ho camminato per circa 7 ore e non mi sono lamentata e non ho detto che palle la natura uffa aridateme un museo d'arte contemporanea o un caffe' vi prego.
  4. Il fatto di essere in un paese che e' un buco non mi annoia per niente, anzi, mi piace.
  5. Quando arrivo in cima alle rocce spazzate dal vento invece che pensare oddio adesso casco de sotto attenta Nat, non faccio altro che ridere come una iena perche' la scena che ho davanti e' cosi' oceanicamente stupenda che che altro posso fare, povera me.
  6. Il tempo demmerda non mi frustra. Reagisco armandomi di te' fumante, mate, libri, e chiacchierando con gli altri ospiti e anche con gli adorabili uruguyani proprietari di qui.
Cioe': mi piace cosi' tanto che non voglio tornare a Montevideo. Natalia non vuole tornare in una citta'. Roba mai vista e mai sentita, no?
D'altra parte, neanche voi vorreste tornare da un posto cosi', dico io.

Gabriel Carballal
La radiolina che e' nella mia testa - lo so, lo so che ne abbiamo tutti una. Nevvero? - da qualche giorno non fa altro che chiamare Fabrizio De Andre' e cantare nella mia testa tutte le sue canzoni piu' marine, tipo Oceano, appunto. Col Kindle ho comprato Ossi di Seppia di Eugenio Montale e oggi in giardino  lo leggevo, avvolta in una coperta col vento addosso, e invece che smadonnare per il freddo, bevevo mate e mi sentivo la persona piu' fortunata del mondo.
Ve l'avevo gia' detto, che adoro il mare?
Mario Benedetti, poeta nazionale uruguayo (Wikimedia)
Sono ancora viva. Davvero. E' solo che mi piace cosi' tanto, l'Uruguay, che sono sempre a spasso.

A Montevideo ho fatto festa. Tanto. C'ho avuto i postumi. Spesso. E quando non avevo i postumi, andavo a farmi una passeggiata in una zona a caso della citta', col bikini e un pareo in borsa. E a fine giornata, andavo in spiaggia ad affogare gli eventuali postumi residui, a nuotare in un fiume che sembra un mare, e a parlare con vecchi uruguayani assortiti.

Il Vecchio: freddo in acqua, eh?
Io: essi', ma con 33C all'ombra direi che va bene, signore.
Il Vecchio: ma non sei di qui. Di dove sei? No, fammi indovinare.
Io: occhei.
Il Vecchio: sei troppo chiacchierona. Non sei uruguayana. Men che meno argentina.
Io: eh no. 
Il Vecchio: sei brasiliana!
Io: eh, no. Europa, signore, Europa.
Il Vecchio: aaah bene. Non del nord, strilli e sghignazzi troppo.
Io: esatto.
Il Vecchio: sei italiana! Sei troppo chiara per essere spagnola o greca.
Io: bravo!
Il Vecchio: ma io di cognome faccio Cremona! Che coincidenza! Mio nonno era di Parma.

E via a chiacchierare. Mi racconta che e' vedovo, ha vissuto in Spagna per 30 anni a causa della dittatura, e che ha attraversato la foresta amazzonica con la moglie una quarantina d'anni fa, e che faccio bene a fare la gita che sto facendo, che sono giovane e bella (dice lui.) E poi mi dice anche che sta per vendere le sue cose qui, e che andra' a vivere nei Caraibi, che e' un posto migliore per morire, per un vecchio come lui. Almeno moriro' al caldo, circondato da belle donne da guardare e tanta gente con cui parlare.
Lui dice che no, ma sono ciarlieri, gli uruguayani. Sono come dei paraguayani ciarlieri, cioe' gentili, ma non riservati, come i paraguayani. Sono meno sboroni degli argentini, e c'hanno la flemma, flemma che esemplifichero' tra qualche riga.
Come mi ha detto un altro vecchio:

Eh, mamita, qua sai che e' venuto Julio Iglesias qualche mese fa, all'hotel centrale, no? Con le guardie del corpo, e' venuto lui. E' uscito a fare jogging con le sue guardie, e mica c'era nessuno, ad aspettarlo. Mica la folla, per lui. Quando e' venuto John Lennon, no'spetta, quello l'hanno ucciso, l'altro, Paul McCartney, anche lui, con le guardie. Ma non c'era nessuno! Mica ci agitiamo per queste cose, noi. A proposito, ti ho detto che la mamma del mio migliore amico era italiana, da bambino! A fine pomeriggio lei gridava Vieni qui, subitooooooooo! E il mio amico correva. Mica si scherza, con voi italiane. 

Li adoro. Davvero. Non me ne voglio piu' andare, sono solo triste perche' il costo della vita qui e' troppo alto per poter restare molto a lungo senza lavorare. Una delle missioni in questo anno e' imperativamente NON prosciugare il conto in banca di Natalia in maniera totale ma solo parziale. Per evitare sbattimenti. sapete.

Ora siamo a Punta del Diablo, sull'oceano Atlantico, in un ostello splendido aperto da gente della nostra eta', di qui: lei ballerina, lui regista. Entrambi stufi di vivere a Buenos Aires facendo la fame, sono venuti a vivere qua e hanno aperto un posto bellissimo. Punta del Diablo nel prossimo post!
wikimedia commons
Sono qui da meno di ventiquattro ore.
Ho passato la mattinata in spiaggia, e basta. Passeggiato sul mare. E basta.
Pero' credo che sia ammore. O qualcosa di simile.

http://oltremare.blogspot.com.ar/
...ecco, e' difficile descrivere la cosa.

C'e' acqua. Un sacco d'acqua. Tantissima acqua, da ogni direzione, ovunque. C'e' acqua sopra di te, sotto di te, di fronte a te, acqua che ti viene buttata in faccia dal vento, acqua sotto le tue scarpe, dentro i tuoi vestiti, nel fiume sotto di te. 

Ho fatto un sacco di foto, ma nessuna da' davvero l'idea di quanta kadzo di acqua e da quale altezza cade quest'acqua, e con quale ribollente, fortissima, spaventosa, marrone furia. Addirittura io mi sono zittita per un bel po', e poi ho iniziato a sbaciucchiare il povero M perche' non ci credevo, non credevo di essere arrivata in un posto del genere. In generale le cascate hanno un effetto divertente sulle persone: ovunque c'e' gente che strilla, ride stridula, grida e in generale da' fuori di matto, perche' se noi che abitiamo vicino alle Alpi pensiamo di aver visto delle cascate, arriviamo li' e ci rendiamo conto di non aver visto una sega, in effetti.

Andateci, gente, se potete. E' una di quelle cose che ti rimangono foreva, proprio. Incredibile. Addirittura io, che sono un ratto di citta', non me ne volevo andare da li'. 

Madre mia. 

Domani autobus per un posto chiamato Colon, a sud di qui. Una robetta, quindici ore circa. No, perche', roba che non c'entra niente, ieri ho scoperto che l'Argentina per superficie e' grande quanto l'India. 
E ho capito perche' e' cosi' frustrante quando devi decidere dove andare, perche' ogni autobus ci mette almeno 8 o 9 ore ad arrivare, se sei fortunato, 28, se sei sfortunato. Perche'. Questo. Continente. E'. Enorme. E io, da europea, ancora non me ne capacito. Cioe': il Brasile e' grande quanto gli Stati Uniti. 
Roba da vertigine, per me, non so per voi. 
E da Colon, autobus per un posto chiamato Montevideo. Uruguay, arriviamo! (Se non cambiamo idea stasera. Pero' abbiamo chi ci ospita e una scuola di spagnolo possibile, a Montevideo, quindi mi sa che si va.)
Ormai sono un po' di giorni che mi trovo in Argentina, il secondo paese della gita. E siamo ancora sul confine, alla fine non ci muoviamo mai troppo lontano dall'adorabile Paraguay, che e' sempre li', visibile a pochi chilometri di distanza.

Pero', alcune cose cambiano subito, appena passi il confine, tra Encarnacion (PGY) e Posadas (ARG).

Ad esempio, non ti senti piu' che dai nell'occhio perche' hai il piercing al naso.
Non ti senti osservata perche' invece che i jeans fasciaculo, o i leggings stritolanti, c'hai i tuoi straccetti larghi da fricchettona, che con sto caldo teneteveli, i vestiti aderenti.
Vedi che anche le altre donne usano sciarpe e pashmine, che usano orecchini piccoli come i tuoi e non i cerchioni delle auto, che sei di nuovo in un paese dove non ti si vede a chilometri di distanza perche' i tuoi vestiti non sono fosforescenti. 

Il gusto e l'idea del bello delle donne paraguayane sono, ecco, un po' diversi dal mio. E' stato interessante vedere i loro giornali di moda, pieni di colori pastello e colori fluo, abiti sgargianti e pacchiani, pieni di trine e merletti, e aggeggi, insomma. Basta guardare la foto qua sopra, che ho preso da un sito di moda paraguayano. 

In Argentina mi sento un po' meno estranea, ci sono molte donne che mi somigliano, con la pelle chiara, e gli occhi azzurri. 

Quel che non cambia, invece, e' che anche qui le persone sono gentili, ti aiutano, chiacchierano con te. Solo, sono piu' abituate ai turisti, e quindi non vieni invitato a bere mate automaticamente, ogni volta, solo perche' sei straniero: sei uno dei tanti. 
Non riesco a rispondere ai commenti, per qualche motivo. Non so perche', dovro' sistemare la cosa, intanto non pensate che non voglia, ma ho appena visto che i commenti a cui avevo risposto non sono apparsi!

Perdinci.

Scusassero.
Trovarsi in un giardino al crepuscolo, bevendo mate con un signore argentino, sulla cinquantina. Solo lui, M e te. Il signore argentino ha la voce bassa e bella da ascoltare, un accento morbido e piacevole, ti offre il mate, tu cominci a chiacchierare col tuo italiolo, mentre il sole va giu', con l'araucaria e i pini e i banani e le palme tutt'intorno, e l'ostello vuoto.
E finire a parlare degli occhi delle donne nei quadri di Modigliani, di perche' a lui Borges non piace (accetto' a suo tempo una medaglia da Pinochet), dei saggi di Umberto Eco, di perche' l'arte dovrebbe toccare la pancia e il cuore, e non la testa, della cultura di mate e terere in Paraguay, Argentina e Brasile. Di differenze tra castigliano di qui e castigliano di altrove, di Miro', di nudismo, di attitudini nei confronti del corpo qui e in Europa, dei cognomi delle persone qui, che sono strani mix di nomi spagnoli, italiani e tedeschi, dei loro rapporti con le loro radici.
E poi girarsi e vedere che e' buio, che e' salita la luna piena tra le palme, l'araucaria, i pini e i banani e le palme, e che la temperatura e' scesa, e vai a cucinare qualcosa, nella cucina vuota. Mi piace viaggiare in bassa stagione.

Sono a San Ignacio, al confine paraguayano. In questa citta', come in molte altre, ci sono rovine gesuite. Questa missione, mi ha detto la guida ieri, fu fondata da due gesuiti italiani, guardacaso. E' molto strano, da che sono qui, sentire l'Italia come lontana e vicina allo stesso tempo. Chiaramente in Asia non mi era mai successo prima. 

E' una terra di persone gentili, che non tentano di fotterti, anzi, ti aiutano spesso, se possono.

E' una terra di patrioti, che parlano spesso della loro indipendenza. E' una terra spesso molto indigena, dove i posti si chiamano Caacupe', Itaucu', Itaipu', ma anche Asuncion, Encarnacion e Trinidad.

E' un posto dove le campagne sono verde brillante, vuote, piene di vacche, anche di vacche selvatiche. E' cosi' verde che ti aspetti che arrivi un hobbit da un momento all'altro. 

E' un paese piccolo, senza accesso sul mare, sfortunato e bastonato dalla storia, povero, tra i piu' poveri di queste parti, ma con dignita'. C'e' gente che si arrangia vendendo di tutto sugli autobus: frutta, bibite, spazzolini, libri, caramelle, medicinali. 

E' un paese di facce meticcie, e' un paese dove non ci si chiede molto a che gruppo si appartiene. E' un paese di missioni gesuite, di piazze verdi dove nessuno ti importuna, dove ti chiedono di dove sei? E dopo che hai risposto, tornano al loro terere e ti lasciano tranquilla. Ti scrutano, vedono che non sei di qui, ma non sono invadenti, anzi. Sono tutti molto riservati, qui. 

Mi piace il Paraguay. Pero' stasera vado via, in Argentina. Da un paese piccolo a uno enorme, per poco, perche' e' solo per vedere Iguazu' e dopo credo che andremo in Uruguay. Sono molto curiosa. 

E per rovinare bene la poesia, prima che mi prendiate troppo sul serio, vi dico anche che il Paraguay e' un paese dove la tazza del gabinetto e' morbidosa, e fa ffffff quando ti siedi, cosi' stai piu' comodo.

Sono cose importanti pure queste, eh. Mica solo le cose astratte.
Perche' quando viaggi, finisce che ti trovi in una macchina, al confine tra Paraguay e Argentina, su un fiume cosi' largo che sembra un mare, con un paraguyano che ti ospita, e che adora Demis Roussos. Quindi tu sei li' con lui e M, in macchina, e c'hai Demis Roussos che ti gorgoglia disperato nelle orecchie, pure nelle viscere, visto il volume, e canta mou de qua, e mou de la'. E tu ti ricordi di una delle tue prime, bellissime gite da barbona, quella volta che passasti settimane in giro per le isole greche col tuo ragazzo di dieci anni fa, dormendo in spiaggia (talvolta nella cacca di capra, se si arrivava nel buio.) Ti ricordi che tutte le isole hanno un posto chiamato Skala, ti ricordi che i greci sono simpatici e ubriaconi, ti ricordi di quando conoscevi meglio loro dei turchi.

Ti ricordi anche che sei tornata coi capelli bianchi dopo piu' di un mese e mezzo cosi', con un dreadlock involontario che sembrava una coda di scoiattolo e la pelle color cuoio. E che tua madre, quando ti  ha aperto la porta a Milano, ha detto: ossignore, ma che e', sei una barbona! 

E tu hai detto: eggia'. Presagio dei tempi a venire.

A ognuno la sua madeleine.
Oh allora, siamo in Sudamerica. Non credo di essere mai stata cosi' tanto lontana da casa. Che sarebbe Milano, l'Europa, eccetera.

Insomma, Asuncion e' piccola, e un po' sonnolenta, direi. La vedi dall'aereo, e pensi: tutto qua? La capitale?

No, perche' dopo Willemstad, che in realta' e' una accozzaglia di villaggi, io ero gia' esaltata, perche' mi sono detta oh, finalmente una citta'.

Non proprio. Pero' tutto sommato l'esperienza e' positiva. I paraguayani sono tipi tranquilli, non sono per niente invadenti, anzi, stanno sulle loro, loro e il loro thermos giganti di tereré. Il tereré e' una delle cose piu' importanti in assoluto, qui in Paraguay: tutti hanno un thermos, ci sono thermos per l'acqua fredda di ogni genere. Rosa coi brilliantini, di pelle come quello della foto, tecnologici e di acciaio, quello della squadra di calcio locale o nazionale, col tuo nome, insomma, di tutto. Noi in questi giorni non stiamo in ostello ma da un couchsurfer simpatico e molto educhéscional, che ogni giorno ci impara qualcosa del Paraguay. Lui ha vissuto in Giappone ed e' un collega che insegna inglese, quindi siamo tutti nerd dell'intercultura, e si chiacchiera bene. Insomma, Chalo ci ha dato un thermos da portare in giro. M come al solito si mimetizza bene con i suoi occhi e capelli castani, io un po' meno, e a quanto pare i piercing qui sono rari, quindi nonostante i capelli scuri come al solito mi trovo con scritto in fronte SONO STRANIERA, IN CASO NON VE NE SIATE ACCORTI. Ciononostante, o forse proprio per questo, una delle prime cose successe e' stata che un vecchio, in Plaza Uruguaya che e' tipo Piazza Castello quanto a importanza, ci ha fatto un sorrisone e tanto di pollici in alto, mentre noi bevevamo tereré sotto un albero.

www.umdiewelt.de
Gli autobus sono un'altra cosa divertente di queste partï: ovviamente non c'e' una tabella degli orari, perche'che te ne fai, no? Quindi tu vai, aspetti, e quando vedi il tuo autobus ti sbracci. Lui rallenta, tu salti su, paghi, e l'autista ti da'il resto mentre accelera con una mano sola e intanto magari ti spiega anche dove devi scendere. Scendere e' ancora peggio, soprattutto se ti capita un'autista psicolabile come a noi oggi, che non si fermava neanche a tirare su la gente, a un certo punto: tipo che io mi chiedo, ma dove devi anna'? Che qua la fretta e'abolita, con sti autobus che c'avete??? Vabbe'. Comunque, a scendere si deve fare in fretta, atletici e libelluloni, perche' mentre si stacca la mano dalla maniglia (io la uso come perno e zompo come quello la' dell'Olio Cuore), l'autista ovviamente riparte. Oggi con lo psicopatico ero preoccupatissima all'idea di scendere, per fortuna vedono che sono straniera e mi trattano come un'idiota, e quindi rallentano piu' a lungo. Meno male.

I paraguyani strillano poco, mangiano tantissime cose italiane, spesso hanno cognomi italiani... Ma io mica lo sapevo che in Paraguay c'erano tutti questi italiani! E ad Asuncion parlano spagnolo con una erre che sembrano di Venezia. La domanda sorge spontanea: ci sara' mica stata tanta immigrazione dal Veneto, da queste parti?

Domani andiamo in una cittadina qui vicino, Areguá. Scrivo poco in questi giorni perche' non ho internet e questo non e' il mio computer, capitemi... Mi faccio viva quando posso!
...Per parafrasare il famoso negozio di abbigliamento.

Oggi ho compiuto trent'anni. 30. Trenta!

Il mio fratellino Lemure, che ha tagliato il traguardo un anno prima di me, mi aveva consigliato di affogare i dispiaceri nel margarita. 

Io per fortuna invece ero gia' partita, e quindi:

ho trovato le bandierine decorative appese agli alberi in giardino da M e Anneke, la signora dell'ostello.

M mi ha comprato orecchini di conchiglie.

Anneke mi ha cantato tanti auguri a te che non avevo ancora bevuto il caffeo.

Carmen la signora delle pulizie col suo splendido accento giamaicano mi ha detto auguri e che Dio ti protegga e un sacco di altre cose su Dio. E mi ha dato dei fiori viola.

Klaus il signore tedesco mi ha detto auguri e dato una virile stretta di mano.

I cani hanno abbaiato e scodinzolato.

I gatti hanno miagolato e strisciato i loro fianchetti pelosi contro le mie gambe.

Ho fatto una colazione luculliana.

Ho parlato su Skype con la mamma.

Sono andata in spiaggia e ci sono rimasta per cinque ore.

Mi sono fatta la doccia in spiaggia con delle adolescenti di qua e ci siamo prestate lo shampoo e il balsamo l'un l'altra.

Un americano di mezza eta' mi ha detto l'equivalente in inglese di abbella, ma che bel tatuaggio che c'hai a'fata, che di per se' e' tamarro ma rincuora sugli effetti del tempo che passa. Ammettiamolo.

Da li' siamo andati in un ristorante con la terrazza sul mare. (Con M. Non con l'americano tamarro.)

Dopo abbiamo passeggiato, ascoltando un romanticissimo comizio di Pueblo Soberano (ci sono le elezioni, qui a Curaçao)

E ora faccio lo zaino, che domani vado in Paraguay e comincia veramente la gita seria, mica lo stare in panciolle! 
Rocco e i suo fratelli. Per chi non cogliesse la cit colta.
Informazione di servizio: come previsto, appena e' morto Amilcare, e' arrivato il suo sostituto. Forse, il fratello, o forse il cugino, comunque qualcuno di molto simile, anche se lui ha meno tendenze a volarti in faccia. Sta tranquillo dentro gli armadi e i cassetti della cucina, e striscia fuori mentre fai i piatti, ad esempio. 

Sto avendo un sacco di avventure con animali assortiti, da queste parti, e' un buon addestramento:

Ieri un'iguana mi ha zompettato sulla schiena. 
Un ratto mi ha attraversato la strada l'altra notte, vicino al mercato.
Il gatto della casa mi insegue e mi si struscia in continuazione contro le gambe per ottenere cibo (sono allergica ai gatti, ma lui e' adorabile.)
Ho visto un paio di ragni grandini, non molti, e non mi sono paralizzata.
Siamo stati sorpresi in spiaggia al tramonto da una coppia mamma-figlio di cinghiali con la coda a turacciolo, in questo caso piu' che trattenermi dallo strillare ho dovuto trattenermi dal tentare di abbracciarli e finire sventrata, o che so io. 
wikimedia
Ho avuto incontri ravvicinati con granchi, paguri, lucertole con la coda verde fosforescente, uccelli, cani randagi, gattini randagi, pesci, squali (quelli che non ti mangiano), stelle marine e ricci di mare. Ho anche toccato un sea cucumber, che non so come si chiama in italiano e a vederlo sembra un grande pezzo di cacca (letteralmente).
Un pesce volante (vedi foto) ciecato mentre zompettava sull'acqua mi e' finito sulla schiena e li' ho strillato, mentre stavo conversando amabilmente con una coppia gay canadese, Stephane e Steven. Giuro, anche loro giurano di non mentire. Loro mi hanno detto it's ok dear, it's just a flying fish, e abbiamo guardato il pesce ciecato zompettare nell'orizzonte. 

Insomma, l'addestramento alla bestia procede bene, sono fiera di me. 
Insomma si', sono qua, sono ai Caraibi. Per una volta sono lontana da casa (presto lo saro' ancora di piu') e non sono in Asia, non mi succedeva dal 2000, quando sono andata negli Stati Uniti.

Oggi, tra l'altro, e' festa nazionale qui, e' il compleanno di Curaçao, solo il secondo: auguri!

E' una bella sensazione, anche se comunque per certi versi tutto e' piu' familiare che in Asia: alla fine qui sono tutti cristiani. Se vedi un luogo di culto, e' una chiesa, magari di qualche denominazione strana, ma comunque una chiesa. Non ci sono alfabeti incomprensibili. Il creolo locale, il papamientu o papiamento, e' una vitalissima, pazza lingua fatta da elementi spagnoli e portoghesi, soprattutto, con qualche parola olandese nel mezzo: se parli tedesco, italiano e francese, e mastichi lo spagnolo, praticamente capisci sempre il senso generale. Quindi, quel senso di straniamento e di oddiononcapiscounasega e ogguarda, c'e' una pagoda li', e un tempio indu' di la', e una statuetta sporca di zafferano, ma perche' c'e' dello zafferano ah sono le offerte capisco, qui non ti viene veramente. E' diverso, e' piu' caldo e tropicale, ma alla fine questo e' sempre occidente. E' Occidente con tutti i suoi retaggi piu' brutti, perche' in fin dei conti, molti degli abitanti di Curaçao, che sono neri, hanno trisavoli che sono arrivati qui come schiavi. E a me questa cosa fa specie, se ci penso bene. 

Cio' non toglie che comunque questo misto culturale e' interessante, mi piace, per questo mi ha fatto incuriosire del resto dei Caraibi. 

Comunque, cose a caso notate in questi giorni, che sapete che a me piacciono le liste sintetiche:

  1. A Curaçao ci sono spesso feste con musica alta in piena notte in mezzo al niente totale.
  2. A Curaçao le case hanno spessissimo cani da guardia che si fanno impazzire l'un l'altro e fanno cagnara alle 4 del mattino per sport. 
  3. A Curaçao gli autisti di autobus ridono moltissimo e guardano pochissimo la strada.
  4. Curaçao e' popolata di gente con una risata che te fa mori' solo a sentirla. 
  5. Curaçao e' piena di cinesi. Come Prato.
  6. Curaçao e' anche piena di gente che aspetta qualcosa sulle panchine. Per ore. Magari con la maglietta tirata su sulla panza come un Michele Ametrano di verdoniana memoria. Generalmente si tratta di uomini, che le donne c'hanno altro da fare che stare li' a grattarsi. Tipo fare la spesa, fare le mamme e lavorare nei negozi e guidare gli autobus (le donne sono maggioranza tra gli autisti.)
  7. Curaçao e' piena di olandesi che bevono tantissimo.
  8. Le case sono coloratissime e questo secondo me fa meglio di un antidepressivo. 
  9. L'ovest dell'isola e' desolato, secco, vuoto e iper affascinante.
  10. La strada principale a ovest di Willemstad sembra un vialetto d'accesso di una casa americana (maltenuta, ovviamente.)
  11. La frutta al mercato e' enorme, inclusi i miei amati avocado: enormi, ma non gustosi quanto uno se l'aspetterebbe, vedendoli. 
  12. A Curaçao ci sono un sacco di personcine di bella presenza. Uomini e donne, non come in certi paesi dove non c'e' par condicio.
  13. Il bello e' che spesso ti viene servito cibo olandese, preparato da un cinese, con di fianco seduto un indiano che se lo magna e un'ispanica che ti sculetta nella via davanti. Cioe', c'e' di tutto qui, ed e' bello che ci sia. Neri, bianchi olandesi e non, indiani, meticci, ispanici. Di tutto. Bello!!
  14. Molte di queste persone, pero', sembra aspirino a diventare dei gangsta rapper, se sono uomini, e hanno catene d'oro ovunque.
  15. Le donne spesso hanno sederi grandissimi. Robe seriamente enormi, magari montate su corpi altrimenti snelli. Dev'essere considerata una buona cosa a livello estetico questa, perche' la cosa piu' geniale di tutte e' che
  16. a Curaçao pure i manichini hanno il culone e le tettone!!! 
E poi, non strettamente relativo a Curaçao: sono contenta di essermi fatta bruna. Perche' do' un po' meno nell'occhio (anche se comunque in quanto bianca daro' sempre nell'occhio, qui), ma soprattutto non pensano subito che sono olandese. Che qua e' una buona cosa, dato che gli olandesi usano Curaçao come tanti usano Ibiza, in Europa.
Ci sono poche cose piu' fighe che leggere in un'amaca cosi' grande che si puo' stare sdraiati o seduti, in entrambi i casi comodamente.
Ne voglio una attaccata a due angoli di muro, nella mia prossima casa.
Tipo che leggo molto meglio che su un divano o su un letto.
Voglio.
Amilcare e' morto. M ieri se l'e' trovato davanti e l'ha aggredito con lo spray antibestia. Al momento sembrava non avesse funzionato, perche' Amilcare s'e' fatto due risate ed e' planato verso la faccia di M. 

Stamattina pero' l'ho trovato sdraiato a terra in bagno, con tutte le zampette rattrappite per aria.

Povero Amilcare.

Non mi mancherai molto. Ma sono abbastanza certa che presto arrivera' tuo cugino. 
discovery.com
Come avevo gia' scritto qualche giorno fa, in questo anno una delle cose di me su cui devo lavorare e' il mio (pessimo) rapporto con le bestie che non sono mammiferi. Che i mammiferi in genere mi piacciono.
Coi rettili, dipende dal rettile. Gechi e lucertole benissimo, iguana ok, serpenti, magari anche no.
Con insetti e aracnidi siamo messi male. 
Una delle cose a cui mi devo abituare, almeno finche' siamo qui a Curaçao, e' Amilcare. Gli ho dato un nome, cosi' quando me lo trovo davanti che mi sbarra la strada durante le mie pipi' notturne, riesco a mantenere la calma e a dirgli Amilcare, dai, spostati. 

L'altra notte mi ha inseguita. Nella casa abbiamo due bagni. A inizio nottata, stava nel bagno 1. Allora ho aspettato che se ne andasse, e lui in tutta risposta per dimostrarmi il suo amore ha pensato bene di mettersi a volare e planarmi prima su un braccio e poi sul collo. Si', perche' Amilcare e' uno Scarafaggio Gigante dei Caraibi, cioe', proprio una specie di queste parti, e una delle cose che questo tipo di scarrafone fa e' volare, diomadonna. 
Qualche ora dopo, vado nel bagno 2, e Amilcare e' li' che mi aspetta. Stavolta faccio la ganza e faccio pipi' mentre tengo d'occhio Amilcare, e poi torno in camera inciampando nel gatto Sparky. 

La mattina mi sveglio e penso minghia ragazzi che nottata con sto scarrafone che mi insegue. M era gia' sveglio e si stava facendo il te' con gli altri della casa, io apro un occhio, focalizzo sulle piastrelle della camera e li' vedo Amilcare, che mi fissa. In tutta risposta, mantengo la calma, mi alzo e vado via senza battere ciglio.
Natalia 1- Amilcare 0. 
Guardate che per me' e' una vittoria, questa.