Cose che non sapevate dello Sri Lanka

Almeno, cose che non sapevo io. Ma titolato cosí suonava meglio, ecco. Scusate se il post esce con caratteri strani, ma pubblicare da mobile a volte è una rottura. 

Non posso credere di essere qui già da due settimane! E non posso neanche credere che con quattro settimane di Sri Lanka a disposizione, non riesco a fare quello che altri fanno in due. Questo è perché: 
a) M ed io siamo lenti, molto lenti.
b) alcune cose, come il famoso Triangolo Culturale, non le facciamo perché l'ente turistico isolano ha introdotto prezzi da rapina. E io ai prezzi da rapina dico magari anche no, scusate. Ho visto già diecimila templi e rovine negli ultimi sei mesi, figurati se pago 50 dollari a botta, per tre volte, adesso. Dài. 
c) nelle montagne fa freddo, e piove, e io sto per andare in Europa. Quindi, mestamente salterò tutta quella parte di paese con le verdi colline e le piantagioni di tè, che tanto non le vedrei nella coltre di pioggia, e vado in spiaggia, invece. Mi spiace un po', ma casco male con il tempo.

Detto questo, passiamo alle cose che non sapevamo, o sapevate, dello Sri Lanka. Sapevate...

...Che l'isola è piena di scoiattoli, corvi e scimmie? Io mi aspettavo gli elefanti, ma quelli giustamente stanno sulle loro. Gli scoiattoli, qui, non me li aspettavo. Non sono per niente timidi, e sembrano altamente drogati, nel loro zampettare acrobatico, su e giù per le palme. A Kandy, nel centro dell'isola, ho condiviso la mia colazione con una scimmia fuori dalla finestra. Mangiavo banane e facevo un boccone io, un boccone lei. Due mattine di fila! Ve lo dovevo dire, ecco.

...Che gli uomini di qui sono famosi per essere boni (tanto per continuare il tema scemo di qualche settimana fa), tanto che pare ci sia una delle rare industrie del sesso dove i clienti sono le donne? Ho letto un articolo di una ONG sulla differenza tra prostituzione maschile e femminile: pare che qui in Sri Lanka, non ci sia nulla di organizzato. I giovani sono aitanti ragazzotti che gravitano intorno alle spiagge, autonomamente, si fanno una specie di fidanzata temporanea che li invita a cena, gli compra un telefono, si sente dire parole d'amore, e dopo due settimane torna in Europa. È relativamente comune che poi la donna in questione tenti di portare l'"amato" in Europa, e sposarselo pure. (Noi donne comunque, sempre salamotte a cercare le parole d'amore, eh?? Sta cosa l'avevo già sentita leggendo della situazione in Senegal, dove succede la stessa cosa coi "beach boys", come li chiamano qua.)
La ONG diceva anche che comparando la prostituzione qui e in Thailandia, dove i clienti sono uomini, in una vacanza di tre settimane, una donna ha un solo partner, massimo due; gli uomini in Thailandia, in media cinque partner, senza parole d'amore e con passaggi di banconote, generalmente. Al di là delle considerazioni morali sul tema, ho trovato il confronto... Interessante.

...Che tra i cognomi più comuni ci sono Perera, Fonseca e vari altri cognomi portoghesi? Io lo sapevo, che da qua erano passati i portoghesi. Ma mica mi aspettavo di vedere tutte queste insegne con nomi di proprietari di negozi portoghesi, che pare di essere a Lisbona. Anche se io non ci sono mai stata, a Lisbona.

...Che le noci di cocco, che nel sudest asiatico sono verdi e giganti, qui sono più piccole, e di un giallo brillante? 

...Che il batik è una forma d'arte incredibilmente popolare, che le persone portano abiti coloratissimi, fatti con la tecnica batik?

...Che oltre i sari, le donne qui portano vestitoni variopinti che a me fanno pensare alle donne africane, più che a quelle indiane o nepalesi? (Hanno l'aria comodissima, quei vestitoni. Ma mi riservo di comprarmene uno solo quando sarò un'energica vecchietta che passa la sua vecchiaia a spasso, con un ventaglio in mano, e i sandali coi calzini sotto il vestitone.)

...Che in Sri Lanka vendono tessuti strafighi, belli perché colorati, o batik, o fatti al telaio con belle fantasie, e belli anche perché differenti dai tessuti indiani?

...Che gli indù osservanti, qui, anche quando camminano scalzi sono incredibilmente eleganti e dignitosi? Si vestono interamente di nero, con una di quelle gonne-pareo che portano gli uomini qui, chiamati lungi in India e Birmania, e qui sarong, parei neri ma con il bordo ricamato di fili d'oro, e una riga colorata verticale, nel mezzo. Questa tenuta, e la fronte dipinta con tre righe bianche con un punto rosso nel mezzo della riga centrale: non ne so abbastanza per capire il significato di quel che vedo, ma è bello. Fanno il paio con i vecchi musulmani che vedo qui, e che ho visto anche nel sud del Nepal: di bianco vestiti, pelle scura, barba bianca, cappello bianco, pure loro che sembrano dei signori anche quando non hanno le scarpe. Non lo dico per dire scemate orientaliste o esotiche: hanno grande dignità, anche nella loro povertà.

...Che il cibo dello Sri Lanka è buonissimo, e che c'entra pochino con quello indiano? Certo, anche loro hanno i curry, e il riso. Però hanno anche un sacco di tipi di pane che non è naan; la parola roti qui ti porta una specie di saccottino di pane ripieno, triangolare o rettangolare; hanno il kottu che è pane fatto a pezzetti e saltato con le verdure, il peperoncino, e se ti va pollo o capretto; il tè al latte è buonissimo e ricorda quello birmano... Insomma, devo fare attenzione: se mangiassi quanto vorrei davvero, potrei tranquillamente rotolare fino a Milano. Altro che aereo, signore mie. (Che io ci ho quasi tutte lettrici donnole, o quasi.)

Oggi ho scoperto il lato urbano di Colombo, sono seduta in un posto fantastico chiamato Barefoot Cafè, con un bel cortile, una galleria d'arte e un sacco di manufatti di vario genere in vendita. Nel cortile ci sono le palme, con due o tre scoiattoli zompettanti anche in città, un albero di mango, la scultura di legno di un uomo-elefante, e una scultura di pietra con Shiva danzante. Bel posto.


Mi ero portata libri da leggere, e invece il posto mi ha fatto venire voglia di raccontarvi un po' di quello che vedo in queste settimane sull'isola. È un bel posto dove finire il Grande Viaggio, lo Sri Lanka: cominciato su un'isola (Curaçao), con un'altra isola poco dopo la metà (Taiwan) e una alla fine, dove sono ora. Fermo i pensieri qua, prima che strisci dentro la malinconia da fine viaggio!

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