A grande richiesta, ecco la storia di me e Valerio. Facciamoci due risate.
Cominciamo con l'ambientazione: anno domini 2005, la vostra prode si aggira sola per Palermo ad agosto, in visita a una compagna d'università che abitava molto molto molto in periferia, e che invece che andare in giro a vedere chiese e orti botanici, giustamente, durante il giorno se ne andava al mare a Mondello. Io, invece, dovevo fare come sempre la donnadecultura, e poi al mare ci avevo già passato un sacco di tempo col mio ragazzo di allora, uomo siculo dell'altra parte dell'isola. E Vendicari, a Mondello, gli fa il culo, con tutto il rispetto.
Ecco una diapositiva dell'ambientazione, così potete immaginarvi la scena:
| http://www.palermomania.it/ |
Bello, no? Io amo molto la Sicilia e non ci torno da un sacco. Palermo la rivedrei volentieri (Valerio, no.)
Se C., il fratello del ragazzo di cui sopra, che sento ancora e a cui vojobbèneassai, legge che amo la Sicilia, me mena, dato che mi dice Tornaquikadzo da circa cinque anni, e io non ci vado perché è difficile arrivarci dall'estero, non so guidare un'auto e ho bauli di bagaglio emotivo.
Comunque, torniamo a noi, e a Valerio.
All'epoca stavo leggendo La Polvere dei Sogni, di André Brink, bellissimo romanzo ambientato in Sudafrica (è importante per la storia), tradotto benissimo da Raul Montanari - leggetelo, se vi capita.
Allora io sono lì a prendere fresco perché è agosto, a Palermo, a mezzogiorno. Fa un caldo porco, e giustamente i locali, che sono più intelligenti di me, sono tutti a prendere il fresco. Io leggo sotto un albero con un arancino. Giardino vuoto.
A un certo punto, spunta un tizio e si siede sulla panchina di fronte. Basso, cicciotto, bruttarello, insomma, e mi fissa. Io lo noto ma faccio finta di niente. Passano 5 minuti e lui continua a fissarmi e io dico occazzo, e se questo mi fa robe strane che non c'è nessuno, qua dentro? E in quel momento, lui s'avvicina e si siede sulla mia panchina. Io, che sono affascinata dai disadattati, lo guardo con aria interrogativa. Segue la solita trascrizione.
Lui: Ciao.
Io: hmm, ciao.
Come ti chiami?
Eh, Luisa, dico io.
Aaaah. Io Valerio (non te l'ho chiesto ma va bene.) Ciao Luisa. Cosa leggi?
Hmm, un libro sul Sudafrica.
(primo momento di genialità di quest'uomo) con aria incerta, guarda il libro, guarda me, con le dita fa il gesto di una V e mi dice con aria perplessa: Sudàààfrica? Chedavvèèèro?
Io: eh già. Pensa che scrivono pure libri, 'sti sudafricani. E mi rimetto a leggere.
Luisa, senti. Che ti sto disturbando?
Hmm, noo solo un po', è che sai, è bello il libro, volevo leggere.
Ahm vabbène. No perché se ti sto disturbando, tu me lo dici, e io me ne vado.
(io lo fissso, pensando: mi stai disturbando.)
(lui fissa me, e non capisce una mazza, ovviamente.)
(lui ripete "se ti sto disturbando, tu me lo dici, e io me ne vado", io lo ri-fisso e lui non coglie di nuovo)
Mi rimetto a leggere eh, scusa.
Ah, vabbè, io ti guardo.
O_O (orrore)
Ma sei sicura che non ti sto disturbando? Perché sennò io me ne vado, eh.
Dopo due minuti così, capitemi, io me ne volevo andare. Vado e gli dico, eeeh devo andare, ciao.
Dove? No, perché ti porto in motorino.
Io: umm no grazie, amo camminare.
Eh, fa caldo però. (in effetti)
Mi avvio verso l'uscita del parco.
Valerio mi segue. Chiaro, no?
Sì, Valè guarda, te l'ho detto che non mi serve un passaggio, dai!
Eh ma no ti faccio compagnia!
In quel momento in strada passa un autobus che va in una direzione a me ignota.
Ah Valerio ma guarda un po', è proprio l'autobus che mi serve! Ciao, vado eh... salto su con aria di chi sa il fatto suo.
Mi ha seguito in motorino, per quattro fermate. Poi l'ho seminato per stanchezza.
Madre mia. Lo so che un comportamento del genere non è normale, eh, ma tra questo e i fatti turchi (seguita a casa così tante volte che neanche ricordo più quante), Vienna è sì triste a volte, però è decisamente riposante!
Allora io sono lì a prendere fresco perché è agosto, a Palermo, a mezzogiorno. Fa un caldo porco, e giustamente i locali, che sono più intelligenti di me, sono tutti a prendere il fresco. Io leggo sotto un albero con un arancino. Giardino vuoto.
A un certo punto, spunta un tizio e si siede sulla panchina di fronte. Basso, cicciotto, bruttarello, insomma, e mi fissa. Io lo noto ma faccio finta di niente. Passano 5 minuti e lui continua a fissarmi e io dico occazzo, e se questo mi fa robe strane che non c'è nessuno, qua dentro? E in quel momento, lui s'avvicina e si siede sulla mia panchina. Io, che sono affascinata dai disadattati, lo guardo con aria interrogativa. Segue la solita trascrizione.
Lui: Ciao.
Io: hmm, ciao.
Come ti chiami?
Eh, Luisa, dico io.
Aaaah. Io Valerio (non te l'ho chiesto ma va bene.) Ciao Luisa. Cosa leggi?
Hmm, un libro sul Sudafrica.
(primo momento di genialità di quest'uomo) con aria incerta, guarda il libro, guarda me, con le dita fa il gesto di una V e mi dice con aria perplessa: Sudàààfrica? Chedavvèèèro?
Io: eh già. Pensa che scrivono pure libri, 'sti sudafricani. E mi rimetto a leggere.
Luisa, senti. Che ti sto disturbando?
Hmm, noo solo un po', è che sai, è bello il libro, volevo leggere.
Ahm vabbène. No perché se ti sto disturbando, tu me lo dici, e io me ne vado.
(io lo fissso, pensando: mi stai disturbando.)
(lui fissa me, e non capisce una mazza, ovviamente.)
(lui ripete "se ti sto disturbando, tu me lo dici, e io me ne vado", io lo ri-fisso e lui non coglie di nuovo)
Mi rimetto a leggere eh, scusa.
Ah, vabbè, io ti guardo.
O_O (orrore)
Ma sei sicura che non ti sto disturbando? Perché sennò io me ne vado, eh.
Dopo due minuti così, capitemi, io me ne volevo andare. Vado e gli dico, eeeh devo andare, ciao.
Dove? No, perché ti porto in motorino.
Io: umm no grazie, amo camminare.
Eh, fa caldo però. (in effetti)
Mi avvio verso l'uscita del parco.
Valerio mi segue. Chiaro, no?
Sì, Valè guarda, te l'ho detto che non mi serve un passaggio, dai!
Eh ma no ti faccio compagnia!
In quel momento in strada passa un autobus che va in una direzione a me ignota.
Ah Valerio ma guarda un po', è proprio l'autobus che mi serve! Ciao, vado eh... salto su con aria di chi sa il fatto suo.
Mi ha seguito in motorino, per quattro fermate. Poi l'ho seminato per stanchezza.
Madre mia. Lo so che un comportamento del genere non è normale, eh, ma tra questo e i fatti turchi (seguita a casa così tante volte che neanche ricordo più quante), Vienna è sì triste a volte, però è decisamente riposante!









