-

-

Social Icons

Featured Posts

15 May 2013

Cópriti, svergognata

Prima di tutto, rispondo alla Formica, perché blogger non mi lascia rispondere ai commenti. Formica chiedeva: possiamo votare l'itinerario, noi lettori? La risposta è, naturalmente no! E' la mia gita, e vado a spasso dove mi interessa. O dove trovo i voli economici. O in entrambi i luoghi :)

Ma veniamo alla svergognata del titolo. Questo è il post speculare a quello di Medellin, in versione femminile, potremmo dire. Mi trovo a Cartagena, dove ha vissuto la zia Niki. Fa oggettivamente un caldo del diobono, va detto, però l'architettura in giro è magnifica. Dopo Medellin, dove guardando fuori dalla metro mi chiedevo ma che l'hanno costruita ieri, sta città, o ci sono stati terremoti ogni dieci anni, o che?, a Cartagena voglio scattare una foto ogni tre metri. 

E' tutto molto caraibico qui, colorato, pieno di fiori, musica che esce dalle porte delle case, cani randagi, gatti randagi, addormentati in mezzo alla strada,nditori di mango, papaya, avocado, detutto, in strada. Da quel punto di vista, è il luogo più bello che abbia visto in Colombia, fino ad ora. Nonostante sia iper turistico, mi piace molto - in questo mi ricorda Cuzco: vieni inseguito constantemente dalla gente che vuole venderti cose, ma l'architettura è così bedda che sopporto con grazia, esattamente come a Cuzco. Almeno stavolta non mi sono ritrovata con due dipinti in mano, pagati troppo, corrotta dalla favella di un peruviano astuto (meno male che almeno, sti dipinti, mi piacciono.)


Il problema, a Cartagena, e in generale in Colombia, non sono i colombiani. Io sono in viaggio, quindi coi problemi incontrati da chi vive qui non mi scontro particolarmente. Il mio problema sono i turisti che incontri. Sono osceni. L'uomo con la canotta blu era solo una priviù. 

La Colombia pullula di:

1) anglosassoni osceni e poco amichevoli, soprattutto statunitensi e britannici, che stanno per i fatti loro, non parlano spagnolo, bevono a partire dalle dieci del mattino, e se 'mbriacano in continuazione. The horror. Questi individui spesso si autoumiliano, tentando di conoscere le ragazze colombiane, che squadrano le loro canottiere e le loro infradito, e giustamente si girano dall'altra parte, ignorandoli.

2) donne biotte, anglosassoni e scandinave, che ovviamente se sciolgono quando ricevono complimenti dal colombiano, o argentino, o peruviano di turno. Perché in Scandinavia i complimenti, mi dicono, sono sessisti, e in Britannia, pure, non è che si sprechino. Quindi, con un complimento, molte giovani donzelle si tramutano in Darlàvia. 

Oggi pomeriggio, in cortile, c'era  un gruppo di fike (dal nome svedese della pausa caffè svedese, la fika, no, non scherzo!) svedesi. Una senza reggipetto, con una delle canotte scollate sui lati, con lato tetta in mostra. Un'altra ci aveva un tanga che a una brasiliana magari starebbe da dio, ma che sulle sue bianche, burrose chiappe svedesi, arrossate dal calore perché sedeva a terra, a me ha solo fatto pensare

ma cópriti, svergognata.

Chiamatemi pure bacchettona, se volete. Fate come vi pare - ma ci sono troppe persone che non lasciano mai l'ostello, e iniziano a bere alle dieci del mattino. In una città bella come Cartagena, è ridicolo, e come dire, io non vi prendo sul serio. Ecco.  

14 May 2013

Risolto l'arcano!

Bene, allora, come vedete qui a destra, il piano era chiaro, fino agli Stati Uniti, da cui devi forzatamente passare per andare in Asia.

La domanda era: dove andiamo, in Asia? Si pensava alle Filippine, si pensava al Vietnam. 

E invece no.

Andiamo a Taiwan!

Non so una sega di Taiwan, so solo che usano ancora i caratteri tradizionali, che il cibo e' buono, che non sono cristiani (evvai, finalmente!), e che piace a tanta, ma tanta gente.

Si parte a fine giugno da Los Angeles. Gioia e giubilo, Asia, ci ho un biglietto!  (E forse riesco pure a infilare lo Sri Lanka, in quella parte del viaggio. Chissa'. Yuhuuu!)

Le pagode! Ci hanno le pagode!! foto da taiwancultura.blogspot.com

11 May 2013

Quel tizio con la canotta blu...

...Sapete quelle canottiere da tamarro, mostruose, con i buchi sui lati grandissimi, tipo quasi fino ai finachi? C'erano due tizi ieri, in un tour a piedi che abbiamo fatto, "vestiti" cosi'. Palestrati e gonfi al punto da sembrare polli in vendita al super, esibendo i muscolazzi coi pori tesi. Uno dei due, C.B. (Canotta Blu), messo peggio dell'altro, perche' davvero, povero, non aveva la faccia molto da brillante. Aveva la faccia da "bilott'", come direbbe un vecchio milanese (da pirla, direbbe uno moderno.) Nessuno dei due sudamericano, eh. 

Bene, a un certo punto questo individuo va dalla guida, un giovane colombiano energico e competente, e gli dice

sto avendo qualche problema con le ragazze qui, perche' non parlo spagnolo. Mi insegni qualche frase utile?

Pensiero mio numero uno: il tuo problema non e' la lingua, ma la faccia. E quella canottiera. Lévati quella canottiera e mettiti qualcosa che non ti faccia sembrare appena uscito dalla palestra.

Pensiero numero due: meno male che non sono l'unica a trovare questi due soggetti vagamente luridi. Mi conforta il fatto che gli altri che li trovano luridi siano anch'essi uomini

Ho l'impressione che la Colombia pulluli di U.I.d.F. (Uomini in Cerca di Figa.) Non e' per niente bello, non perche' sono bacchettona io, ma perche' vedi certi comportamenti che ti fanno pensare

fossi singola, piuttosto che dartela mi ci pianterei il basilico.

Scusate la mancanza di finezza, ma... Urgh.  

Post Scriptum: ho l'impressione, in effetti, che la Colombia pulluli di turisti in cerca di figa/festa/alcol/chissa' che altro. Sia io che l'Asburgico ci troviamo perplessi, grattandoci il capo, chiedendoci com'e' che noi, la fascinazione che ha preso molti di quelli che abbiamo incontrato in arrivo dalla Colombia, la vediamo solo in parte. 
 

08 May 2013

Umorismo ecuadoriano

A Quito c'e' un piccolo luogo incantevole, in una strada della Mariscal, che si chiama qualcosa come La Bodega del Chocolate. Come immaginate, in questo luogo si vende cioccolato, cioccolato ecuadoriano, che e' un cioccolato libidinoso. Uno dei ragazzi che lavora li' e' un cialtrone piuttosto divertente, che ci ha fatto una spiegazione esaustiva delle varie marche di cacao e cioccolato del posto, consigliandoci alla fine di comprare il cioccolato amazzonico, che e', a quanto pare, quello col gusto piu' forte. Parlando di cioccolato in Ecuador, e poi di cioccolato in Peru', alla fine mi e' sorta la ovvia domanda. La conversazione e' andata piu' o meno cosi':

Io: che interessante, questa storia del cioccolato! Anche in Peru' era delizioso. E mi dica, in Colombia, lo fanno buono il cioccolato?

Lui ci ha pensato un attimo, e la sua memorabile risposta da vicino malvagio e' stata: 

No... Il caffe' e' il loro forte. E la guerriglia. Non dimentichiamoci la guerriglia.
Idióta. A me che stavo per attraversare in autobus il sud della Colombia, famoso per non essere tranquillo. No, ma  grazie. 

03 May 2013

Cose che capitano in Ecuador...

Graffiti intelligenti a Cuenca (foto mia)
...mentre tu, come in Cile, sei così rilassata e tranquilla che il blog non lo aggiorni neanche per idea, e si fanno le ragnatele, e tutto il resto.

Comunque. Scusate. Sono in gita, e a volte mi perdo.

Torniamo ai fatti ecuadoriani:

Prendi l'autobus, e c'è un mago di bordo (due volte.)
Prendi l'autobus, e ti vendono di tutto, dalla torta di banane al pollo fritto con patatine alla yucca fritta a un sacco di cose bbone. L'Ecuador vince di sicuro per cibo migliore e più creativo in assoluto, in vendita sugli autobus!

Sul tuo autobus, c'è una gabbia con dei pulcini pigolanti.
Oppure, un piccolo di gufo avvolto in una coperta. 

Poi, mentre cammini per Quito, uno sdentato che passa in piazza ti dà il benvenuto all'Ecuador (non succedeva dal Cile), e dal tuo autobus scende un tizio che corre via brandendo un machete. Per fortuna, anche gli abitanti della zona erano abbastanza allibiti. 

Capita che finisci per una settimana a lavorare in una fattoria tu, topo di città, dove scopri, mentre sgombri un sentiero tutta sola in riva a un fiume, che hai delle braccia rubate all'agricoltura. Scopri anche che i machete sono strumenti abbastanza affascinanti. E quando il machete si fa pesante dopo un paio d'ore, puoi sentirti figa come la tizia di Walking Dead, brandendo il machete come una katana giapponese, e immaginando che le piante sono zombie. Poi ti rendi conto che forse a) ti serve una pausa e che b) magari hai bisogno di bere un po' d'acqua, che fa caldo. Dopo tre ore e mezza di lavoro col machete, ti ritrovi con 46 (contati) morsi di sandfly, che sono moschine nere che succhiano sangue e lasciano buchi grandini sulle braccia. Male. Però, figo il machete.

Capita anche che la fattoria dove lavori sia una fattoria di proprietà degli Hare Krishna, e che quindi la tua settimana di lavoro in fattoria abbia anche un aspetto etnologicamente interessante, dato che tu degli Hare Krishna sai poco. Sai che fanno cibo buono nei ristoranti, cantano molto, fanno biscottini, e si vestono di bianco o rosa o arancione. E' stata una bella esperienza, ho imparato anche altre cose, e incontrato altri volontari di vari paesi, che mi sono piaciuti.

Ti mando a zappare! diceva mio padre, quando non facevo i compiti, ero lavativa, o che so io. Io, da brava, a zappare mi ci sono mandata da sola. Ad esempio, un giorno, l'hare krishna cileno mi ha fatto ricoprire una trincea di vari metri per l'elettricità, da sola, in discesa, nel fango, e sotto la pioggia. Ah, ma io l'ho ricoperta, quella cazzo di trincea! Ce l'ho fatta, e le lampade funzioneranno anche grazie a me. Ecco.

Che altro, beh, il paese è un bel posto, vivibile, facile rispetto ad altri, e infatti è pieno di pensionati americani e non solo, nonché di stranieri in generale. Come l'Uruguay, è un paese verde e dal paesaggio dolce, riposante per gli occhi. La luce tocca le colline in un modo speciale, crea una sorta di strato di luce vellutata che mi ha affascinato tantissimo, specie all'inizio, arrivando da quella conca di polvere e deserto che è il nord del Perù. 

Cuenca - Natalia Pi
I primi due posti che ho visitato, Vilcabamba e Cuenca, sono anche tra quelli che mi sono piaciuti di più. Cuenca, in particolare, è deliziosa, ed è anche l'unica città dell'Ecuador che mi è sembrata vagamente vivibile. Ha architettura bella e ben conservata, una vita culturale degna di questo nome, e un sacco di ristoranti buoni. Già quello, non è affatto male, ed è molto di più di quanto si possa dire di altre città sudamericane. (A proposito, dopo il Cile, le città hanno perso ogni attrattiva. Con l'eccezione di alcune parti di Lima, i centri urbani sono conurbazioni orride e basta. Il mio cuore di cittadina lacrima assaio.)

Tra una roba e l'altra, è già da più di un mese che siamo qui, e in questo mese siamo stati in collina, in montagna, nella giungla, sulla costa, in città piccole, e in città grandi - è un paese incredibilmente vario, e questo è uno dei suoi punti di forza. Ha anche un presidente in gamba, mi sembra di capire, uno di questi presidenti delle nuove sinistre sudamericane, che però sta anche facendo molto dal punto di vista pratico. Parlando con le persone, sembra che la gente comune ne sia molto fiera, e il mio amico L, che vive a Guayaquil da qualche anno, conferma che non è malaccio, anche se imperfetto, come tutti i politici e gli esseri umani.

Concludo qui questo post lunghetto - c'è anche da dire che è un mese che non scrivo, e questo è perché sto bene, in Ecuador, e non prendo mai il tempo per scrivere. Di solito è un buon segno.

Domani vado in Colombia, e il 25 maggio la parte sudamericana del viaggio si concluderà. E poi: Messico!

05 April 2013

Interviù alla stordita narcisista

Riecchime. Sono in ostello a fare le cozze, con l'Asburgico febbricitante, gli occhi a forma di schermo perché non ho voglia di leggere romanzi, e non ho abbastanza cervello per rispondere alle mail (ahem, scusa Niki) o scrivere un post nuovo. Dormito male. Sgrunt. Con la qualità dei materassi negli ostelli, a fine viaggio avrò la schiena di un'ottantenne.

Sono in Ecuador, da qualche giorno, e fino ad ora il paesaggio del sud ha su di me lo stesso effetto che ha avuto l'Uruguay: abbassamento della pressione, contemplazione delle verdi colline con un sorriso siémo in faccia, rilassamento generale. Peccato per M che sta male, porello, e io non me la sento di andare a passeggiare lasciandolo tutto solo. Non si fa. E quindi sono su una panchina fuori dalla stanza, in un portico, perché la suddetta stanza è un antro buio.

Comunque. In tutto ciò, mi sono ricordata che a ottobre, quando sono partita, la Azzurropillin ha passato il mio contatto a una tizia di questo portale chiamato Voglio Vivere Così World (gli piacciono gli anglicismi, non è colpa mia) per conto del quale qualcuno voleva intervistarla. La Pillin ha detto anche no, contattate invece Natalia, che è una zozza sciagurata che ama l'attenzione. Di sicuro lei dirà di sì. (O qualcosa del genere. Grazie, Azzupilli.)

E io, ovviamente, nel pieno ancora del mondo di internette a inizio viaggio, ho detto: ma certo! Per poi prontamente dimenticarmi di postare l'intervista qui, una volta pubblicata. Vabbè, in realtà era anche perché mi sentivo timida.  Non mi crede mai nessuno, quando lo dico, né gli amici né gli studenti, ma è così. Sono stata una supertimida fino ai 17 anni circa, io!

L'intervista tratta della mia esperienza a Istanbul e Vienna, e, udite udite, contiene una mia foto, se siete curiosi di vedere in faccia l'autrice delle panzane che vi sparate da un anno e più. Io non la volevo mettere, la foto, ma la giovane giornalista mi ha detto: mi serve la foto. Gli italiani amano le foto. E quindi io le ho dato una foto (ma vecchia, di quasi un anno, oramai.)

Il link all'interviù lo trovate qui

Dettaglio che non c'entra una sega: avete visto che ganza? Ho scoperto come fingere che il mio computer abbia una tastiera italiana, una volta che M si è addormentato e ho potuto pasticciare un poco. Addio, apostrofi al posto degli accenti! E posso anche scrivere en français, sans problèmes! Figata la tennologia.

28 March 2013

Considerazioni quasi serie sulla Latinoamerica

Insomma, tra una roba e l'altra, sono sei mesi che passeggio da queste parti, e parlo con cani, porci e anche con le pietre, gia' che ci sono. (In Europa, succede un disastro con Cipro, e io spero che non mi congelino il conto italiano, perché altrimenti resto a piotti. Tipo. Perché mi è scaduto il bancomat asburgico a sorpresa, diobono, e io sono stordita e non me lo aspettavo. Dettagli, dettagli.)

Comunque. Torno al mondo che mi circonda e vi racconto un po'.
Una delle cose interessanti e' che, al contrario che in Asia, qua sembra di essere in Occidente, no? Con le donne mezze biotte, molto piu' biotte che in Europa, a volte maquillées comme des voitures voilées, si parla una lingua che parlo anche io, e' cristiano, etc etc etc. Pero'... Alcune cose sono diverse.

In primis, l'ineguaglianza tra classe alta e il resto della popolazione. E' un abisso vertiginoso. Lo sapevo, prima di venire, ma saperlo a livello razionale e vederlo con i tuoi occhi sono due cose diverse. 

Quindi, hai i ricconi con villa e SUV e country club, e a pochi minuti di distanza il quartiere dove hanno montagne di pattume in strada, coi cani che scalano la montagna di pattume, e una mamma che tiene in bilico un bimbo di pochi anni, perche' faccia pipi', o pupu', o entrambi, sulla suddetta montagna di pattume (periferia di Cuzco, ed e' uno dei posti meglio tenuti che ho visto. In centro.)

periferia di Santiago, Cile - foto wikimedia commons
Quello che questo mega-divario, combinato con una testa occidentale, materialista e individualista, implica e' che chi ha meno cerca di appropriarsi di qualcosa di piu'. Per questo, il Sudamerica e' cosi' insicuro, per questo devi avere gli occhi anche sulla schiena, tenere sempre d'occhio la borsa (anche nel ristorante) e in certe zone e' meglio che non fai foto. 

Per questo, mi trovo a pensare con ancora piu' convinzione che le societa' piu' eguali siano una gran figata, non solo a livello morale o ideale, ma anche per le conseguenze che ha nella vita quotidiana. In Europa - per ora, perche' il divario sta crescendo - 

  • puoi ancora andare in centro e non ti derubano
  • i ricchi non circondano le case di stilosissimi recinti elettrificati o in filo spinato, in cima ad un muro di cemento di vari metri (zone residenziali di Santiago, Asuncion, Lima, Arequipa, ad esempio.)
  • se sei ricco, non devi per forza vivere una vita di paranoia
  • non c'e' l'ossessione con i vetri specchiati anche sulle finestre di casa tua
  • le auto si fermano ai semafori (in Venezuela e Brasile, mi dicono, no, per non farsi derubare)
  • non vedi cartelli con scritte amene tipo "qualunque auto sospetta sara' bruciata. qualunque tentativo di furto sara' punito con linciaggio o fuoco" (viste dall'autobus, per fortuna, ma viste, queste scritte, a El Alto, Bolivia.)
  • i piu' benestanti non guardano ai meno benestanti come a esseri puzzolenti e pericolosi da cui stare lontani, con i quali non vogliono neanche che i propri figli vadano a scuola nello stesso quartiere. non sia mai.
e tanti altri esempi, che al momento non includo qui, perche' vi siete gia' fatti un'idea. I posti dove queste cose si vedono meno, sono quelli con la classe media piu' numerosa (Argentina, forse ancora per poco, e Uruguay.)

Molti dei couchsurfer che ci hanno ospitato sono della classe media, tecnicamente, insegnanti, o ingegneri, pero' vivono in un lusso che io, in Europa, posso sognarmi. Case con piscina (o piscine) e vista mare, se vivi in Paraguay una villetta tutta per te, o un appartamento con vista mare sulla costa cilena. Queste persone fanno tutti lavori qualificati, simili al mio a volte, ma vivono molto, molto meglio. 

Il punto e' che non mi sento invidiosa della loro condizione, perche' piuttosto che vivere in una societa' dove ho la piscina o la vista mare, ma posso passeggiare solo in due quartieri su venti, allora, tenetevi la piscina, come dire.
In questo mi rendo conto di essere europea fino all'osso, se essere europea significa pensare che l'uguaglianza - ripeto, anche in senso materiale, non solo in senso ideale o dei diritti dell'uomo - sia un valore positivo, e che chi e' piu' povero di me non dovrebbe comunque dover vivere circondato da montagne di pattume, o in condizioni dove deve combattere per avere acqua corrente, o il diritto di andare a scuola, o alla salute. Non tutto servito su un piatto d'argento, però neanche le cose che vedo qui. 
Su questo genere di cose, ecco, meglio non transigere, mi fa pensare che si dovrebbe tentare di proteggere quel che abbiamo costruito, in Europa, invece di eroderlo perche' il deficit e' alto, perche' altrimenti cade l'euro, perche', perche'.

Sono stata spiegata???

23 March 2013

Italiana? Ah, come Raffaella Carra'!

Wikimedia Commons
Si'. Me l'hanno detto, qui in Peru', e anche in Argentina. 
Con l'eccezione di Cile, Bolivia e Paraguay, in tutti i paesi visitati gli italiani sono famosi per la pizza, perche' tuo nonno era italiano, e per le canzonette. (Non per Berlusconi, perche' qui hanno avuto di molto peggio, e quindi lo ignorano felici. Qui, l'Italia e' ancora cool.)

E mica solo le canzonette vecchie, no! Non e' come in Austria, dove Adriano Celentano e Toto Cutugno sono ancora iper-popolari. Qua sono molto piu' moderni, perche' molti dei cantanti italiani famosi degli ultimi anni, tentano di espandere il loro mercato in America Latina. 

La prima a spuntar fuori, gia' in Uruguay, e' stata Laura Pausini. E poi, ho sentito Andrea Bocelli, addirittura Nek, una volta, credo,  ed Eros Ramazzotti come se piovesse. 

Da che sono in Peru', una nuova (vecchia) voce popola i miei giorni: Gianluca Grignani. Ve lo ricordate? Io si', perche' quando c'avevo 14 anni, era famoso, lui. Prima coi capelli lunghi, poi coi capelli corti. Bene, qua, in Peru', Mi historia entre tus dedos spacca. Che e' poi La mia storia fra le dita. Ve la ricordate? Io si' (eh, che devi fa'.) Ho scoperto cinque minuti fa su Wikipedia che fa ancora musica. Pensa tu! Beh, comunque, ecco qua la chicca, da youtube, Gianluca Grignani. Che canta in spagnolo. Con l'accento di Precotto, periferia nord di Milano. Amarcord!!!


09 March 2013

Conoscenze enciclopediche

Pola Damonte, Flickr.com
A Cusco, qualche giorno fa. Plazoleta de San Blas, su in collina, bellerrima, case bianche, tetti rossi, una fontana, bambini che giocano, vecchietti che si asciugano le ossa al sole dopo la pioggia, qualche lama ed alpaca a piede libero per farsi fotografare dai turisti.

L'Asburgico ed io, pure noi, ci asciughiamo le ossa al sole (ed iniziamo ad averne le palle piene, delle Ande, del freddo, della pioggia, dei pile e delle scarpe da trekking.)

Si avvicina un vecchietto sdentato, pelle bruna, occhi che sorridono. Sboccia una meravigliosa conversazione, che va così:

Lui: Di che paese siete?

Noi: Austria ed Italia.

Lui: Ah, l'Italia! La pizza, la pasta, Pavarotti. E splendide attrici! Ornella Muti, Laura Antonelli... A me non piace Ornella Muti, ha la puzza sotto il naso! (Fa segno con il dito.) Laura Antonelli, aaah, quella lì, sì che è una bella donna (fa segno con le mani per seno e fianchi, e io non me la sento di dirgli com'è, Laura Antonelli, ora.)

E poi continua: 

L'Austria! L'Austria ha come capitale Vienna, il cancelliere non so come si chiama (ma sa che ha un cancelliere e non un presidente del consiglio, mitico!) E poi, Arnold Schwarznegger, campione di culturismo ed ex-governatore della California, Mozart, Salisburgo, e gli Asburgo! Giusto?

M: sì sì, bravo, esatto!

Lui: ah, bene. Arrivederci! 

E se ne va. Così. Ora, questo è un peruviano di montagna: se già sono così chiacchieroni in montagna, cosa succederà sulla costa? 

Ora sono ad Arequipa, la città di Vargas Llosa, in ostello perché piove che la manda il signore, incerti su se ce ne andiamo domani, perché i bancomat non funzionano (la rete maestro è muorta), e abbiamo circa 30 euro in due. La rivoluzione delle macchine continua, come vedete... Non vedo l'ora di arrivare in un posto caldo! Nel frattempo, mi scofano il mondo per consolazione. Che è un'attività assai soddisfacente, in Perú. 

05 March 2013

Ecco, dunque, la Bolivia.

Desierto de Dalì, Lipez, Bolivia - Wikimedia commons
Ieri, con l'Asburgico, si chiacchierava della Bolivia. Della quale, qui, non ho scritto una sega, perche' in tutta la Bolivia, forse con l'eccezione di La Paz, internet fa schifo, e il nostro computer, a piu' di 4000m ha detto: voi siete pazzi, io entro in sciopero. E da allora, non lo accendiamo, per non perdere i dati, e a Lima cercheremo un negozio serio, con degli hard disk esterni, o cose del genere. 

Comunque, la Bolivia. Quando viaggi da queste parti, tutti ti dicono che la Bolivia e' magica/stupenda/fantastica/incredibile, e giu' di aggettivi super entusiastici. Che dire: dal punto di vista del paesaggio, come si vede qui sopra, e' una meraviglia. Pero', ve lo dico subito: a me non ha convinto del tutto. Non e' scoppiato l'ammore. 

E' vero che uno non puo' pretendere che l'ammore scoppi ovunque vada, e' che tutto questo decantare mi aveva fatto arrivare scettica (tipo, Bolivia stupiscimi.) Il mio lato cinico e' convinto che, purtroppo, a molti la Bolivia piaccia prevalentemente perche' economica. E poi, altra osservazione da DF (donna fastidiosa) e' questa: se non parli spagnolo, non ti fa alcuna differenza, essere in un luogo dove la gente non comunica, o meno. I boliviani non e' che siano proprio personcine solari - girano un po' di grugni, ma non troppi, ma soprattutto, sono silenziosi, e riservati. Come i paraguayani, ma piu' musoni, ecco. L'Asburgico dice, avranno poco da stare allegri. Io dico, vabbe', non e' che in Peru' navighino nell'oro, ma mi sembra che vivano la cosa con un po'piu' di leggerezza.

Ad ogni modo, in Bolivia, come in Paraguay, mi sono sentita molto lontano da casa, cosa che nel cono sur ho sentito abbastanza raramente. Passi il confine dall'Argentina, e all'improvviso ti trovi catapultato in un mondo pieno di tessuti colorati, llama, vigogne, e donne, giovani e non, vestite così:

Cholita a Tupiza, sud-ovest Bolivia (fotoMarswello, Flickr.com)
Queste signore si chiamano, appunto, cholitas. Hanno gonne a palloncino e gambe nude, nel sud, e gonnellone lunghe e piene di sottovesti, a La Paz. Quello che tutte hanno in comune, e' l'amore per i tessuti piu' sintetici e scintillosi possibili: della serie, prende fuoco solo a guardarlo. Nel nord-ovest argentino, che per molte cose e' simile al sud della Bolivia, le cholitas non ci sono mica. Spesso qeste sciure hanno anche grembiuli da cucina addosso, che usano come abiti da giorno e da lavoro, e hanno i capelli legati in questo modo:

Flickr.com
Lo vedete, sulla sinistra nell'immagine, il grembiulino usato come abito? Mi ricordano un po' i grembiuli della nonnina mia. 

Ecco, la presenza pervasiva di gente vestita con abiti molto diversi dai nostri, e' una delle prime cose che mi ha fatto sentire molto lontano da casa. Anche perche' il primo luogo che ho visto, uscendo da Tupiza, nel sud, in groppa ad un cavallo pezzato come una mucca, e' stato il Cañon del Inca, che e' un posto strafigo, e che mi ha fatto sentire come Butch Cassidy e suo cugino Sundance (che, non a caso, sono morti a poche ore da li'.) Guardate qua:

Txipiflick on Flickr.com
Mica male, eh? Diverso, dall'Europa, al contrario di alcuni pezzi di Argentina. Come ho detto, i paesaggi boliviani sono una figata. Spero di avere la pazienza e il cervello di raccontare di piu', in differita, dal Peru'. Un sacco di posti meritano di essere raccontati (e allora, perche' io non mi sono innamorata come gli altri? Mistero.)